Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: mercoledì, 19 ottobre 2011 - 10:58:17

Panacea Stage

Giusto un paio di giorni fa - quando il valzer delle polemiche sulla "degenerazione" degli Indignati era già nel vivo - il blog sul lavoro del Sole 24 Ore pubblicava in anteprima assoluta (jobtalk.blog.ilsole24ore.com/jobtalk/2011/10/il-lato-b-.html) i dati di un’interessante ricerca effettuata da ACTL - Associazione per la Cultura e il Tempo Libero - gestore del servizio pubblico gratuito Sportello Stage, su un campione (in verità non tanto esteso, ma insomma....) di stagisti di tutta Italia per verificarne il grado di soddisfazione in relazione all’esperienza dello stage, dissociando in parte tra stage andati a buon fine con un’assunzione e stage terminati come tali senza ulteriori sviluppi.

I dati (discussi nell’ambito del recentissimo convegno di cui si dice qui: www.sportellostage.it/pdfallegati/ilpuntosullostage.pdf) supportano una valutazione positiva dell’esperienza del tirocinio nel suo complesso da parte di un 87% circa, nei casi di successiva assunzione, che SALE a oltre il 90% nei casi di risoluzione del rapporto. Questo a dimostrare - è il commento ufficiale - che l’esperienza dello stage è valutata in sé, come formativa e migliorativa della propria "appetibilità" professionale, e non tanto in funzione di un inserimento lavorativo diretto.

Opposta, invece, la valutazione delle Aziende, che sono tanto più contente quanto più gli stagisti riescono effettivamente a inserirsi in organico a stage concluso: fino a 13 punti percentuali in più nel Sud Italia.

Ora, senza nulla togliere al ruolo fondamentale degli stage in un percorso di avvicinamento al lavoro - anzi! - e considerando che questi dati sembrano dimostrare che lo strumento-stage è mediamente ben utilizzato e che, addirittura, alle Aziende interessa soprattutto per riuscire ad arrivare a degli inserimenti... viene da chiedersi come mai, in attacco di post, nel blog di cui sopra, si parli di giovani e meno giovani qualificati "che cercano lavoro e trovano stage". Viene da chiedersi perché stamattina, sulla Stampa, il sommo Massimo Gramellini - parlando di "Er Pelliccia", ovvero il facinoroso di Roma assurto a notorietà per il lancio dell'estintore - si affretti a distinguerlo (e per fortuna!) dalla maggioranza dei ventenni in circolazione, "ragazzi che studiano, si sbattono, cercano lavoro e non lo trovano. E quando lo trovano è perché accettano orari duri, stupendi ridicoli, posti precari". Mi pare che, questi ragazzi, uno stage finalizzato all’assunzione lo seguirebbero volentieri. E se studiano e si sbattono, è probabile anche che siano preparati e in gamba...

Se dei lavativi e fanfaroni non vogliamo neanche iniziare a ragionare - sperando che l’effetto selettivo della crisi abbia almeno UN aspetto positivo - viene da chiedersi perché anche quelli che lavativi e fanfaroni non sono facciano in realtà così tanta fatica a incontrare Aziende con intenzioni serie e durature. E mica solo a vent’anni! Magari! Il problema si allunga e si spalma sui due decenni successivi con grande scioltezza... fino a incontrare i problemi dei cinquantenni estromessi dal mondo del lavoro: diversi nelle cause, simili nelle conseguenze (ma questa è davvero un’altra storia...).

Di chi è la colpa? Della SCUOLA che forma sì, ma non nella maniera giusta? Delle FAMIGLIE che non educano al sacrificio e all’etica dell’impegno, percui uno stage non retribuito non è un insulto e, anzi, ti devi dar da fare ancora di più, anche se non ti pagano, perché sei ancora nella fase in cui devi dimostrare quel che vali? Del troppo BENESSERE diffuso degli ultimi decenni che fatica a ripiegarsi su se stesso e ad accantonare lo spirito di pretesa che tutti davamo per legittimamente acquisito?

E’ ancora verso noi stessi, genitori, figli, insegnanti, studenti, società civile... che dobbiamo puntare il dito?