Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: giovedì, 27 ottobre 2011 - 16:15:33

La trave nell'occhio

 

Sono due gli argomenti che si impongono con la loro attualità: uno – complesso – è il rebound che potrebbe derivare dalla “riforma” pensionistica di cui si parla in questi giorni (le pensioni di vecchiaia a 67 anni…); l’altro – più lineare ma al centro comunque di intensi “scambi” – è l’annuncio pubblicato dal PD, Sede Nazionale di Roma, per la ricerca di stagisti che collaborino con la Divisione creativa, part-time 4 ore al giorno, con un rimborso spese di 400 euro mensili.

 

Partiamo da questa seconda questione rimandando l’altra a un successivo approfondimento.

 

Due sono i filoni di commenti; li etichettiamo come: “Beh, non è poi così male!”, da una parte, e “È pazzesco che ci sia gente che considera accettabile quest’offerta”, dall’altra.

Poi c’è anche il filone: “Il PD parla bene e razzola peggio delle Aziende che stigmatizza”… ma questa è una questione che a noi interessa di meno.

 

Vediamo di mettere qualche paletto:

1)     è assodato che esistono stage ben peggiori, a rimborso zero, e che molti possono testimoniare da aver sperimentato sulla propria pelle lo sfruttamento autentico, senza nemmeno i soldi per il panino e il biglietto dell’autobus

2)     è ovvio che 400 euro al mese non costituiscono uno stipendio che consenta di mantenersi e che l’offerta è prendibile in considerazione solo per chi abiti a Roma o vicinanze: impensabile pagare affitti o sostenere costi importanti di viaggio quando i rimborsi sono così esigui.

Ma ciò non accade forse anche con i “lavori” propriamente detti? Quanti stipendi non bastano per mantenersi? Inoltre, è rarissimo che, al compenso, il datore di lavoro preveda di aggiungere i costi del trasferimento o quelli – fantascienza! – per pagarsi un appartamento.

Da quanto distante provengono, mediamente, i pendolari che ogni giorno affollano i treni convergenti su ogni grande città? (quando lavoravo a Milano condividevo pezzi di tragitto con persone provenienti da Domodossola, da Piacenza, da Lecco!… )

3)     è vero che risulta un po’ sconfortante notare che anche chi fa dei diritti dei lavoratori e delle lotta al precariato un giusto stendardo poi “cade” nelle stesse logiche di contenimento dei costi, per quanto non spinte all’estremo

4)     è altrettanto vero che, se uno “stagista” arriva a creare una campagna di comunicazione che esce sul territorio nazionale… beh, allora non è più uno stagista e andrebbe promosso sul campo seduta stante, mediante adeguamento di posizione e retribuzione

5)     è vero che la logica dominante è quella del “cerchiamo di avere il meglio che si può al meno che si può” e, visti i numeri di chi cerca lavoro qualificato, si può essere certi che qualcuno, anche in gamba, si troverà…

 

E quindi?

E quindi la questione è mal posta e mal argomentata…

 

* L’aspirante stagista di Caltanissetta o di Rovereto non può aversene a male se un equipollente stagista di Roma troverà l’offerta accettabile… un rimborso è pur sempre previsto, il pranzo e la metro ci stanno e qualcosa rimane attaccato, oltre all’esperienza che immagino comunque assai stimolante.

* L’oppositore politico non può farne in assoluto un argomento da cavalcare – perché non di una proposta indecente si tratta – ma può certo ricamarci sopra della bella morale sulla coerenza e quant’altro.

* I quarantenni disoccupati non possono stavolta farsi avanti a dire “E a noi chi pensa?” perché qui, alla fine, c’è bisogno di un copy e di un art e non tutti lo siamo, anche se abbiamo tutti bisogno di lavorare.

* E tuttavia non ha torto chi dice: da una simile committenza ci si poteva aspettare qualcosa di più… se non altro a livello di inquadramento (insomma, la sola malattia pagata avrebbe già fatto la differenza, porca miseria!).

 

Che dire, in conclusione? Che uno stage part-time a 400 euro al mese, in un bell’ambiente, sarebbe anche una bella cosa se fosse la norma, se fosse il primo di una serie di normali passi che il laureato italiano deve fare per accedere – con una certa gavetta, d’accordo, ma anche con una certa serenità - al mondo del lavoro.

E non invece qualcosa che accade in un mondo in cui non ci sono regole, non ci sono minimi, non ci sono parametri certi né finali minimamente prevedibili. A volte non c’è nemmeno l’umano rispetto.

Manca un sistema integrato; manca che questa, almeno, diventi la prassi, in tutta Italia, nel pubblico, nel privato, per moltiplicare le opportunità, per tutti.

 

E chi si indigna, offendendosi per la cifra in sé, insufficiente per sopravvivere come sono – lo ripeto – molti stipendi attuali, sbaglia argomento e non giova alla causa.