Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: mercoledì, 2 novembre 2011 - 11:58:03

Quant'e' bella giovinezza...

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Si parla molto di giovani, in questi giorni.

Di giovani contro vecchi. No, anzi, forse di vecchi contro giovani (www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/01/ma-la-guerra-generazionale-fa-male-ai-giovani/167607/ e anche: www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/30/chi-ha-paura-dei-giovani-che-scalciano/167437/ con i rimandi a un corsivo di Irene Tinagli su La Stampa: www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp).

Si punta - giustamente - il dito contro le conseguenze di un troppo difficile ricambio generazionale; contro il troppo attaccamento al potere dell'attuale, appassita, classe dirigente; contro l'inamovibilità geologica di direttori e direttivi vari che, mentre ammoniscono sulla necessità che i giovani dimostrino quanto valgono, dimostratamente confermano di esser valsi assai poco... Eppure sono ancora lì!

Fatto salvo che una prima lettura del pezzo della Tinagli mi ha ispirato un'immediata sensazione di condivisione; e che pure la riflessione di Giampaolo Colletti mi ha tolto un po' di sdegno borioso da quasi quarantenne, invitandomi a comprendere la "sterilità" di certi confronti polemici (l'importante sono le persone, la qualità dell'agire, non gli anni, pochi o tanti che siano... ok, va bene...); ciò detto, è un'altra la riflessione che si impone - e che fa tutt'uno col discorso di qualche giorno fa sul prolungamento dell'età lavorativa, il rinvio delle pensioni e, con esso, quello dell'ingresso nel mondo del lavoro per le "nuove generazioni".

Se il "ragazzotto industriale" (Presidente di Confindustria-Giovani Imprenditori) e il sindaco Renzi, giovanotto "scalciante", motteggiati rispettivamente (e in maniera assolutamente bipartisan) da Berlusconi e da Bersani, sono entrambi alle soglie dei 40... non sarà che questa classe dirigente-paternalistico-genitoriale in carica ci vede veramente ancora come dei mocciosi?

Non sarà che, per i nati negli anni Settanta (e un po' di Ottanta), da genitori in piena galoppata verso il benessere, la carriera, la raccolta di frutti preclusi alle generazioni precedenti, non è ancora arrivato l'affrancamento da quello sguardo bonario di mamma e papà che, sì, apprezzano i tuoi sforzi ma, sotto sotto, pensano che senza di loro...

Ed è dentro questo humus che fioriscono le offerte-scandalo di lavori sottopagati fatte a giovani... "fino a 32 anni". O che le pensioni dei suddetti genitori servono a integrare il reddito dei figli che "lavoricchiano", dieci o quindici anni (o venti!) dopo l'età in cui lavoricchiare è normale e fisiologico!

In fin dei conti, questa classe dirigente inamovibile, al potere ci è andata quando aveva l'età di quelli che adesso tiene sulla soglia. Il fatto che non se ne vada denota certamente un grande "attaccamento" agli oneri e agli onori del compito, ma anche - secondo me - l'incapacità di pensare che veramente, oltre, dopo, possa esserci qualcun altro di valido, qualcuno ormai pronto e competente per camminare con le proprie gambe. E per essere a sua volta giudicato alla riprova dei fatti fra un paio di lustri o tre. Non di più.

Ricordo una frase detta da qualcuno della famiglia Agnelli durante un'intervista: "Si è giovani a vent'anni".

Appunto.

Qui c'è una generazione che sta invecchiando, incalzata dai giovani veri, senza essere diventata grande.