Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: martedì, 8 novembre 2011 - 18:51:22

Anticlimax

Oggi propongo un percorso in quattro step, quattro gradini in discesa precitosa verso il baratro... Anzi no, tre gradini franosi e poi un piccolo pianerottolo dove sostare per un attimo di tregua...

Il primo, da La Stampa: Istat: l'industria a -4,8%
mai così male dal 2008
; in sostanza, con l'unico trend positivo della produzione energetica e di macchinari, in Italia calano, continuano a calare, i tassi di produzione di qualsivoglia altro bene, persino quelli delle eccellenze italiane, come il tessile, la pelletteria e gli accessori. In sintesi: INDUSTRIA -4,8%, "Mai così male dal 2008". Tentiamo una velocissima ricostruzione ex-post: produzioni italiane in ribasso = dislocazioni produttive all'estero = aumento dei licenziamenti + riduzione e/o azzeramento delle assunzioni.

Il secondo, sempre da La Stampa: Inattivi, 3 milioni senza speranza
In Italia il triplo della media europea
; si parla ancora dei "neets" di cui dicevamo ieri, cioè di giovani che non studiano e non lavorano, ma anche di chi - non più giovane e quindi uscito dalla categoria "neet" - ha perso il lavoro e... non lo cerca più. Il fenomeno è complesso, al di là delle definizioni riduttive e offensive che sono state strillate nei giorni scorsi... La Stampa li definisce "gli scoraggiati", "i senza speranza": un quinto ha effettivamente la laurea ma tutti gli altri sono poco scolarizzati, su d'età e, per i più ovvi motivi, non possono prendere in considerazione offerte di lavoro qualificato né tantomeno lontanto da casa.

Il terzo, da Il Fatto quotidiano: Io, cavia umana in Svizzera per colpa della crisi; il fondo del barile, corpi in affitto a 1200 Euro per 6 giorni, in una clinica svizzera che si occupa di sperimentazione di farmaci (si presume già comprovatamente non pericolosi in base a precedenti fasi di sperimentazione...?) su umani consenzienti e informati (?). In Svizzera ci vanno gli italiani (perché gli elvetici si vergognano e lo considerano un disonore), così come in Germania ci andavano(vanno) i turchi... minoranza socio-politico-cultural-economica... E in sala d'aspetto si trovano persone di tutte le età - forse ci sono anche quelli che, con questa "pratica", vogliono pagarsi i "vizi", ma non sono i soli.

Il pianerottolo? E' quello che ci indica Anna Simone, nel suo articolo: No free jobs, è scoppiata la rivolta in rete, sul blog 'Viva l'Italia' di LINKiesta, dicendoci che no, chi è senza lavoro, non è sempre arreso e disperato, anzi! E che molti si stanno organizzando per ribellarsi contro il lavoro-non lavoro, cioè quello non retribuito. Al motto di "Gratis non si lavora, si ozia", uscito dalla tastiera di Paolo Ratto, l'ondata di rifiuto per gli stage-sfruttamento, per i tirocinii interminabili, per la legge dei baronati, per la sottocultura del nero, per la mancanza delle minime tutele... cerca di organizzarsi e sommarsi alle altre voci di denuncia, sempre più alte, che risuonano in Rete.

Un movimento spontaneo "bottom-up" per arginare la valanga che, come natura insegna, cade sempre dall'alto.