Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: mercoledì, 16 novembre 2011 - 16:51:34

Faber est quisque...

 

Due situazioni all'opposto generano un'unica domanda? E' dal singolo o dalla riforma del sistema che deve partire il cambiamento per superare la crisi occupazionale?

 

Da una parte, abbiamo una docente universitaria che si/ci/vi chiede: Perché accettate tirocinii gratis? In sostanza, secondo la prof. Giovanna Cosenza (che tratta di questi argomenti nel suo blog "Disambiguando"), tra i giovani - anzi noi preferiamo dire tra i "candidati" - italiani vigerebbe una sorta di mentalità "pudica" che ci fa sentire in imbarazzo a chiedere ciò che è giusto, ovvero un rimborso-spese, se non una retribuzione, per gli stage, anche quelli curriculari. Imbarazzo che all'estero non viene provato e permette allo stagista di "trattare" le condizioni del proprio stage con molta più scioltezza e concretezza.

A parer nostro, però, il vero problema è solo sfiorato: cosa dice la legge? Anzi, perché la legge non dirime una volta per tutte la questione, inserendo l'obbligo di un rimborso-spese minimo? Così, al diavolo l'imbarazzo!

Qualcuno dà una lettura che ci sembra francamente grottesca: si accettano tirocinii gratuiti perché si è fondamentalmente dei viziati, perché si sa che tanto alle spalle ci sono i genitori che ci mantengono e, pertanto, non si pretende che il proprio lavoro venga valorizzato per come merita... Cioè: sarebbero i viziati a voler lavorare gratis, per sfizio, sembrerebbe.... Mah, noi i viziati ce li immaginiamo piuttosto a oziare direttamente...

Non è che invece il sistema è così disfunzionale che si accetta il famoso "free-job" perché si sa che, davvero, via noi, arriverà qualcun altro e si spera che, se si è dentro almeno con la punta di una scarpa si riuscirà magari a rimanerci, nell'arena lavorativa??

Il consiglio: rifiutate tutti insieme, per "educare" la aziende a smettere di proporre stage gratuiti... suona un po' come l'invito ai militari (quando c'era il servizio obbligatorio di leva) a gettare tutti insieme il fucile a terra durante il giuramento per avere il congedo immediato.... se solo uno non l'avesse fatto sarebbero stati puniti tutti, e duramente... come fidarsi???? Voi che ne pensate?

La seconda storia è invece quella di un giovane ed eccellente talento, Alessio Figalli - ordinario di Matematica all'Università del Texas a soli 27 anni - che sembrerebbe volerci dire: in Italia il sistema non premia le individualità brillanti; l'immobilismo nazionale sopprime le nuove energie e rallenta gli ingressi e i turn-over nel mondo della ricerca e del lavoro altamente qualificato...

L'analisi è condivisibile, le conclusioni sul non desiderio di tornare in Italia un po' di amaro in bocca lo lasciano e, in fondo, rimane un certo "sospetto" che si sia di fronte a una situazione fuori del comune sotto molti aspetti, quindi non paradigmatica e non utile per un'analisi comparativa... Sta di fatto che sempre lì siamo: è il singolo che accetta o non accetta il sistema e che, se molto brillante o molto fortunato, riesce a bypassarlo, rifugiandosi quasi sempre in qualche altra Nazione dove sapranno valorizzarlo.

Nella sua analisi, il neodocente di Matematica parla della necessità di una pianificazione pluridecennale, dice che "l'istruzione non segue le leggi dell'economia".

Dobbiamo concludere che nemmeno il lavoro le dovrebbe seguire?