Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: venerdì, 25 novembre 2011 - 16:50:37

Stipendi vintage

Che poi non è solo questione di trovarlo, 'sto benedetto lavoro. Perché, volendo, da fare ce n'è. Mia nonna diceva che il mondo è sempre mezzo da fare e mezzo da disfare. Ho sentito dire anche mezzo da vendere e mezzo da comprare. Il succo non cambia: è vero che l'economia mondiale è cambiata; è vero che stiamo assistendo a un processo di delocalizzazione produttiva che ha disintegrato le economie nazionali e locali; è vero che la tecnologia tende ad azzerare il lavoro manuale finalizzato alla pura produzione... però, insomma, non è che, di punto in bianco, stop!, non c'è più niente da fare per nessuno!

Quindi: supponiamo di averla trovata, un'occupazione... Supponiamo anche che non sia uno stage, né un tirocinio, né una prestazione occasionale-bufala, né nessun'altra delle pseudo-occasioni nelle quali ci possiamo così facilmente imbattere. Un LAVORO, vero e proprio. Banale, persino. O magari invece pure stimolante.

Il punto è: quanto possiamo presumere di venire pagati? Cioè, a parte la nostra competenza, bravura, aderenza al ruolo, insostituibilità (ahahah! bella battuta!), dentro quale meccanismo generale siamo?

Perché, c'è poco da fare e da dire: un trend mica lo si cambia alzando la testa da soli o uscendosene con affermazioni da telefilm americano dove, dopo che la bellona di turno ha orgogliosamente e sdegnosamente rifiutato la proposta indecente, parte la musicona epica e c'è sempre un'auto sportiva parcheggiata fuori sulla quale allontanarsi sgommando!....

Nel meccanismo-Italia sembra che le retribuzioni siano rimaste ferme a dieci anni fa e ciò significa non riuscire a guadagnare abbastanza per diventare soggetti economicamente indipendenti e soprattutto attivi, quindi con una propria volontà e capacità di spesa.

Giova notare, in associazione, come i Paesi dove i giovani si rendono più velocemente autonomi rispetto alla famiglia d'origine (avendo la possibilità di farlo perché, evidentemente, guadagnano a sufficienza) sono anche quelli in cui si investe di più in Ricerca e Sviluppo. E l'affermazione è vera anche al contrario: dove si investe, per i giovani si creano le condizioni per uscire prima di casa.

I giovani hanno voglia di autonomia, hanno bisogni e speranze che li renderebbero soggetti adulti e maturi dentro il mercato, motori in grado di far girare l'economia - anche un'economia eticamente intesa! (che sarebbe il frutto più bello di una crisi come quella che stiamo attraversando) - se solo si desse loro l'innesco.

La paralisi progressiva, ricordiamolo, non è un male operabile........