Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: mercoledì, 30 novembre 2011 - 18:16:05

Alla ricerca del pizzaiolo

L'Istat parla chiaro: rispetto all'anno scorso e rispetto anche al mese scorso la disoccupazione è in aumento costante.

E riguarda soprattutto gli uomini e i giovani tra i 15 e i 24 anni, con l'unica connotazione positiva dei dati assoluti che riguardano l'inattività femminile.

Rimane tuttavia come dato che, tra le donne, ci sono minori aumenti del tasso di disoccupazione ma la percentuale assoluta complessiva è comunque significativamente più alta: la consolazione, quindi, è davvero magra.

Poi, qualcun altro - o meglio Unioncamere in uno studio presentato a "Job&Orienta", salone nazionale dell'orientamento tra scuola e lavoro, di Verona - si perita di informarci di quali siano le lauree ancora "vincenti" (che aggettivo ORRENDO) in tempi critici: e lì, via, a snocciolare indirizzi economico-sociali o ingegneristico-informatici, con una più generica indicazione a preferire lauree quali...... Ingegneria e Architettura!!

Ma... ricordo male o, tre o quattro post fa, erano proprio gli Ingegneri e gli Architetti, appartenenti alla categoria che io chiamo dei "forzati" o degli "schiavi moderni" a partita Iva coatta, ad aver dato vita a un movimento di raccolta di attenzione intorno al problema del precariato dilagante nella loro categoria?

Nella pletora dei commenti c'è sempre chi dice che a mancare è la "voglia di lavorare"! perché si fa una gran fatica a trovare il pizzaiolo o la cameriera ai piani, da pagare magari anche bene per quei due o tre mesi....

Può darsi, ma forse che questo ha qualcosa a che fare con la mancanza di lavoro congiunturale, con la crisi produttiva, con la macrocefalia dei servizi e soprattutto con il proliferare patologico dei lavori atipici non tutelati e non sufficientemente retribuiti?

Qui non si sta parlando solo del fatto che manca il lavoro ma piuttosto che da lavorare ce n'è ma che il sistema pretende che ciò che fino a qualche anno fa era LAVORO (un concetto chiaro, univoco, senza sfumature: io faccio delle cose per te, ti metto a disposizione il mio tempo, la mia competenza, la mia forza etc... e tu mi remuneri con del denaro) oggi si frantumi in una miriade di "qualcosaltri": collaborazioni, consulenze, tirocini, stage, praticantati, provvigioni.... mille parole per nascondere un grande nulla che è la somma di troppi qualcosa sottratti a qualsiasi tipo di controllo.

Siamo stufi di qualunquismo. Siamo stufi che ci diano dei lavativi come se fossimo ragazzini svogliati e viziati e non potenziali professionisti e lavoratori che di quei ragazzini potrebbe essere genitori, se non fosse che non hanno di che mantenerli.

Basta, per cortesia.