Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: lunedì, 2 gennaio 2012 - 16:38:18

Sicurezza sul lavoro: pensarci da subito per non rischiare

Apriamo questo 2012 in cui ci si aspetta importanti misure per il lavoro - cioè una regolarizzazione del sistema contrattuale capace di spazzar via 15 anni di... "malcostume" e ripristinare una base di equità - con un argomento un po' diverso, forse un po' spinoso, ma di importanza primaria quando si parla di lavoro e tuttavia spesso nemmeno sfiorato o addirittura del tutto accantonato in fase di ricerca di un'occupazione o di contatti preliminari per un nuovo lavoro, quando non al momento di iniziare una nuova attività: stiamo parlando della sicurezza.

Sicurezza sul lavoro, sui luoghi di lavoro, misure preventive e protettive, per i lavori a rischio soprattutto, ma non solo, inquadrate entro i riferimenti del Decreto Legge 626/1994 e, recentissimamente, pur in tempi di crisi, fatte oggetto di bandi specirfici a sostegno.

Eppure, quanti di noi, mentre cercano un'occupazione o quando gli sembra di averla trovata, si preoccupano anche di questo aspetto, di capire se andranno a lavorare in condizioni di sicurezza e di rispetto della normativa, oppure no?

Si potrebbe obiettare che la crisi ci rende meno esigenti, che il lavoro è già tanto trovarlo, figuriamoci se è pensabile cominciare a sottilizzare in materia di prevenzione degli infortuni o delle malattie professionali....

E, tuttavia, qualche dato ci aiuterà forse a tenere comunque presente un aspetto che, paradossalmente, pur essendo uno dei più direttamente e concretamente importanti nella scelta di un lavoro, soggiace completamente a tutti gli altri ordini di valutazione (sopratutto economici, ovviamente, ma anche umani o logistici o "estetici"...!) che ciascuno di noi opera nel momento di concludere una trattativa per un lavoro da svolgere o un incarico da assumere.

Come fa sapere l'Osservatorio Indipendente di Bologna per le morti sul Lavoro: "Sta terminando un anno da dimenticare sotto tanti punti di vista, ma soprattutto per quello che riguarda il numero di lavoratori morti sul lavoro. L’anno si è concluso con 663 morti sui luoghi di lavoro e un aumento del 11,61% rispetto al 2010. Il numero complessivo di vittime, se si aggiungono i lavoratori morti sulle strade e in itinere è di 1170 morti (stima minima) contro i 1080 del 2010. E’ dall’1 gennaio 2008, da quando è stato aperto l’Osservatorio, che non si registrava un numero così elevato di vittime".

Ora, alla luce di questi dati - fotografia di situazione estreme, certo, ma dalla frequenza evidentemente pluriquotidiana... - viene da chiedersi quanti di noi siano sufficientemente informati in fase di ricerca di un lavoro e, soprattutto, di accettazione dello stesso e di definizione contrattuale, circa i rischi specifici e gli eventuali diritti/doveri a essi inerenti.

Alcune mansioni implicano, per esempio, l'uso di "DPI", ovvero di "dispositivi individuali di protezione", cioè tutta quella serie di indumenti e accessori che dovrebbe essere tenuta e indossata dal lavoratore allo scopo di proteggerlo dai rischi insiti nell'attività lavorativa e dai possibili danni alla sua salute.

E non pensiamo che ciò sia necessario solo per chi lavora in cantiere o in ospedale (ambito, quest'ultimo, in cui la complessità della normativa è certamente proporzionale all'entità del rischio): lo è altrettanto in molte fabbriche o laboratori e anche in tanti uffici.

Altro esempio: la legge fa obbligo alle Aziende di procedere a una periodica valutazione dei rischi (L. 626/94, art. 49-quinquies), introdurre un Servizio di Prevenzione e Protezione (Capo II, Art. 8) ed esprimere un Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (Art. 2), debitamente formato, che funga da persona di riferimento per i dipendenti.

Quante volte ci è capitato, in sede di colloquio, di toccare uno di questi argomenti o di leggere e sottoscrivere qualche documento a riguardo? E, se ci è venuto in mente di farlo, quante volte ce ne siamo astenuti per non sembrare dei "piantagrane"??

Vogliamo poi sollevare una domanda provocatoria: c'è qualcuno che si preoccupa del vuoto normativo circa l'indennizzazione dei lavoratori autonomi - insisto con le "false partite iva", per intenderci... - per i rischi connessi al loro lavoro e di cui nessuno risponderà mai? Perché non è lecito inserire in fattura una voce a riguardo, condivisa e universalmente applicata??? Una quota, cioè, che aiuti il "professionista" a pagarsi la famosa "assicurazione" a tutela di ogni brutta evenienza...

Molte attività percepite come non rischiose possono esserlo, vuoi per il perpetuarsi di comportamenti lesivi o logoranti, vuoi per esposizioni a contatti incontrollati, vuoi per il mancato rispetto di pause fisiologiche, vuoi per lo svolgimento in ambienti malsani, vuoi per la propensione a risparmiare su quanto non sia direttamente speso per il ciclo produttivo diretto, come per esempio per le visite mediche periodiche... Le difficoltà economiche, che anche le imprese stanno affrontando, non invogliano ad alzare la soglia di attenzione nei confronti di questi problemi che, talvolta, conclamano anche a distanza di tempo...

La nostra intenzione oggi, in questo inizio d'anno, non è di creare dell'allarmismo, bensì di invitare a tenere presente anche questo aspetto, così "dimenticato" nonostante la sua importanza.

Quando valutiamo un'inserzione - e di questi tempi ce ne sono molte "dubbie", per tanti motivi... - e la relativa figura ricercata, documentiamoci anche sui possibili rischi specifici di quella mansione e cerchiamo di capire se, nell'ambiente di lavoro in cui ci potrebbe accadere di entrare, c'è attenzione per la prevenzione del rischio oppure no. E se no, se si tratta di disinteresse e di poca cultura della sicurezza o non invece di aperta malafede.

Il lavoro, oggigiorno, ha un prezzo sicuramente alto. Che, tuttavia, non deve diventare eccessivo.