Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: mercoledì, 11 gennaio 2012 - 17:10:59

Ancora troppo "tradizionali" i canali di ricerca del lavoro...

Mentre l'attenzione sull'aumento dei tassi di disoccupazione, soprattutto giovanile e femminile, cresce e si sposta in sedi vieppiù istituzionali (il contratto di apprendistato si gioca il ruolo di argomento topico con le valutazioni sull'Art.18 dello Statuto dei Lavoratori, nel corso degli incontri tra il ministro Elsa Fornero e i leader di CGIL, CISL e UIL Camusso, Bonanni e Angeletti e con la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, proprio in queste ore), un'indagine di Eurostat rivela che, per cercare la prima o una nuova occupazione, nel 2011, il 76,9% dei candidati si è rivolto a "intermediari già conosciuti".

Bella perifrasi per indicare, a caso, amici, parenti, il vicino di casa introdotto, addirittura... il capo quasi ex!: oltre 6 persone su 10, infatti, chiedono o chiederebbero consiglio al datore di lavoro nel momento di lasciarlo, il lavoro e anche il datore! Il che, di per sé, potrebbe anche non essere un dramma, se non fosse che le ricerche tramite gli annunci sui giornali o su Internet sono ferme al 31% così come quelle attraverso canali ufficiali quali i Centri Pubblici per l'Impiego, contro l'82,8% registrato, per esempio, in Germania.

A ben pensarci è proprio quest'ultimo il dato peggiore ai fini anche della mancata crescita della consapevolezza del "popolo" dei candidati: il tam tam interpersonale non crea informazione, non aggiorna sugli sviluppi della normativa, non sorveglia le condizioni contrattuali... è più probabile che reiteri i meccanismi che hanno portato allo stato di precarietà generalizzato che contraddistingue il nostro fragilissimo oggi (quella condizione - lo stato della "montagna di sabbia" - di cui parla con splendida efficacia la giornalista e blogger Silvia Bencivelli in un suo recente post): il capo che ci ha tenuti fino a ieri come precari cosa pensate che possa suggerirci, a chi pensate che possa "raccomandarci", se non a una copia di se stesso, pronta a stilare il prossimo co.co.pro punitivo o a proporre il prossimo stage a rimborso-spese-pasto...

Tocca alle alte sfere cambiare il contesto normativo, d'accordo; ma a noi tocca di farci carico del nostro domani lavorativo rendendoci conto che cercare lavoro è un lavoro. Senza sconti, faticoso.

Mettiamola così... potremmo considerarlo uno stage non retribuito per noi stessi! L'unico che anche noi vi invitiamo a non rifiutare.