Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: domenica, 22 gennaio 2012 - 17:48:34

Dimissioni a tempo indeterminato

Mentre il Presidente Monti auspica - e ben giustamente! - che le trattative sulla riforma del lavoro non "assumano la forma di tabù. Ci deve essere apertura mentale totale dai tre lati del tavolo al quale ci si siede: governo e parti sociali” (ciò, ovviamente, in riferimento soprattutto all'Art.18 dello Statuto dei Lavoratori, che tutela... forse "ipertutela" i soli dipendenti a tempo indeterminato, "dimenticandosi" tutti gli atipici, normati dalle forme contrattuali fiorite negli ultimi anni e esposti ai quattro venti, irrigidendo le garanzie dei primi a discapito di quelle dei secondi...), mentre dunque il Presidente del Consiglio si augura un prosieguo costruttivo delle trattative coi Sindacati, una serie di inchieste giornalistiche di Repubblica viene a ricordarci una piaga che si sa oscuramente diffusa ma di cui si parla poco anche in previsione di eventuali riforme: quella delle "false dimissioni volontarie anticipate" o, più semplicemente, "dimissioni in bianco": in sostanza, se vuoi che ti assuma, devi firmarmi una lettera di dimissioni non datata che, eventualmente, utilizzerò a tempo debito per disfarmi di te, senza riconoscerti le tutele e privandoti dei diritti che ti avrei dovuto garantire se ti avessi licenziato io (in base sempre al succitato Art.18).

Si tratta, evidentemente, di una forma di clausola vessatoria assolutamente illegale, da ricusare in fase di proposta di assunzione e da denunciare risolutamente, eppure assai più diffusa di quanto si possa pensare: sembra infatti che arrivi a interessare 2 milioni di lavoratori in Italia e la cosa più indegna è che:

"Si può essere 'dimissionati' per decine di pretesti, ma i motivi più frequenti sono la nascita di un figlio, una malattia, l'età, i rapporti con il sindacato": in sostanza, madri, ammalati, anziani, soggetti troppo politicizzati e consapevoli; i deboli o gli scomodi.

A margine dell'inchiesta di Repubblica, a firma di Maria Novella De Luca, Enrico Galantini chiosa e ricorda: "Un fenomeno contro il quale il governo Prodi aveva varato 'una legge illuminata' fatta di un solo articolo, che prevedeva che le dimissioni fossero fatte su moduli identificati da codici numerici e progressivi validi solo 15 giorni. Ma il primo atto del governo Berlusconi, ricorda Titti Di Salvo, relatrice di quel provvedimento in Parlamento, fu quello di abrogare proprio quella legge. Oggi il ministro Fornero, pressata da gruppi di donne, ha annunciato tra breve un provvedimento per rendere impossibili le dimissioni in bianco. Speriamo faccia presto".

Il tema è sotto attenzione, ora, in questi giorni e l'urgenza la si comprende se si considera che circa il 15 per cento delle assunzioni a tempo indeterminato pare sia inquinata da una lettera di dimissioni chiusa in qualche cassetto.

Lo ripetiamo, si tratta di una prassi illegale, di una richiesta che va rifiutata e denunciata, di un atto che va a colpire soprattutto fasce deboli e, pertanto, oltre che contro la legge, particolarmente iniquo e odioso: ricordiamocene in sede di colloquio!