Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: lunedì, 30 gennaio 2012 - 22:55:24

Le interviste di PC. Parliamo di... COMMERCIALISTI

Facciamoli parlare in prima persona. Chiediamo loro come si è svolto il loro percorso, se lo rifarebbero, se sentono di aver realizzato il loro progetto di vita professionale... Chiediamo i perché sì o i perché no del loro lavoro... Professionisti e lavoratori, con qualifica o senza, a partita iva o dipendenti, tutelati o precari... Tanti autoritratti per scoprire altrettante figure professionali, per chiarirci le idee, scoprire una curiosità inaspettata, sfatare un mito, magari per prendere o riconfermare una decisione, ascoltando chi "ci è già passato"

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Oggi parliamo di COMMERCIALISTI.

Insieme ad Alba, commercialista e revisore dei conti, poco più che trentenne, con studio individuale in una cittadina medio-piccola del Nord-Ovest.

D. Raccontaci il tuo percorso (Il tuo lavoro prevede un percorso formativo specifico. Quando hai deciso di intraprenderlo? In base a quali considerazioni l'hai intrapreso? Non hai mai avuto ripensamenti? Quello che fai oggi è in linea con quello che - quando studiavi - pensavi sarebbe stato il tuo lavoro? Dopo gli studi hai dovuto affrontare una lunga "gavetta" o sei entrato subito nel vivo della professione? La tua professione prevede un percorso di carriera lento o veloce?)

R. Il mio lavoro (dottore commercialista/revisore dei conti) comporta un percorso formativo specifico: dopo la laurea in Economia Aziendale ho subito iniziato il praticantato (allora triennale) propedeutico al sostenimento dell'esame di Stato per l'abilitazione all'esercizio della professione. Il percorso non è stato dei più semplici: al lavoro in ufficio dovevo associare lo studio a casa. Senza falsa modestia credo che solo una forte ambizione personale possa essere di sostegno nell'affrontare un percorso simile, perché in quel periodo non esistevano né sabati, né domeniche, né tempo libero. Superato l'esame di Stato, le cose non sono sicuramente state più semplici: non mi sentivo pronta per aprire un mio studio e presso il professionista che era stato il mio dominus nel corso del praticantato, nonostante le innumerevoli promesse fatte durante quel periodo infernale, non c'era più spazio per me. Ho vissuto la cosa con grande disagio anche perché non mi sentivo più "incasellabile" in alcuna fattispecie professionale: non mi sentivo ancora "libero professionista" nonostante avessi l'abilitazione per esercitare, e allo stesso tempo non potevo più qualificarmi come praticante... alla fine ho trovato una "collocazione" un po' particolare: collaboravo come libero professionista con due studi della zona. Non è stato nemmeno questo un periodo semplice: al tanto lavoro corrispondeva uno scarso riconoscimento economico, ma credo sia lo scotto che debbano pagare tutti quando si è alle prime armi... Il lavoro che svolgo oggi corrisponde abbastanza fedelmente a quello che mi sono preparata a svolgere nel corso del praticantato: essendo un commercialista "di provincia", e avendo svolto interamente il praticantato in uno studio "di provincia", quello che facevo allora corrisponde grossomodo a quello che faccio oggi (fatte salve ovviamente le continue rivoluzioni normative e fiscali). Corrisponde  invece molto meno a quanto appreso durante il mio percorso di studi: grandi nozioni teoriche e nessunissima pratica!  

D. A oggi, professionalmente, puoi dire di sentirti "realizzato"? Perché sì o perché no?

R. Solo in questi ultimi anni, dopo essermi messa in proprio a tutti gli effetti, posso dirmi finalmente realizzata. E' vero: ci sono voluti tanti sacrifici, ci sono state tante batoste morali, ma alla fine sono riuscita nel mio intento. Ogni tanto vengo colta da momenti di sconforto, ma se mi guardo indietro non posso che ritenermi contenta del percorso che ho fatto e di quello che con le mie sole mani (eh già, perché i miei non erano del settore e quindi non hanno potuto aiutarmi, lavorativamente parlando!) sono riuscita a costruirmi: solo il tempo e la conoscenza personale possono portarti, in un settore come il mio, a godere della fiducia e della stima di colleghi e clienti.

D. Come pensi che la "crisi" influirà sulla tua professione e il suo mercato di riferimento? La tua è una professione adatta al periodo che stiamo attraversando?

R. Ritengo che la crisi economica che sta colpendo il nostro Paese per i giovani professionisti non possa altro che rappresentare un'opportunità: già abituati al sacrificio per arrivare a essere "liberi professionisti" a tutti gli effetti, allenati dopo la lunga gavetta fatta, forti delle esperienze fatte e delle porte in faccia ricevute, di sicuro un attimo di défaillance economica non ci spaventerà... abbiamo passato momenti ben peggiori!

D. Tre motivi per consigliare un percorso come il tuo

R. Consiglierei un percorso come il mio solo ed esclusivamente a persone molto motivate ma anche con una famiglia alle spalle che possa loro permettere la spendita di tempo senza grandi riscontri economici

D. Tre motivi per NON consigliare un percorso come il tuo

R. Non consiglierei un percorso analogo al mio a persone poco disposte al sacrificio o poco pazienti: i risultati e la soddisfazione morale (quella economica è un'altra cosa) sono difficili da raggiungere!