Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: mercoledì, 1 febbraio 2012 - 16:08:26

UE e Governi nazionali: la priorita' e' il lavoro. Al femminile, il telelavoro!

Merita assolutamente l'apertura la notizia di oggi che gli 8 miliardi di Euro di fondi comunitari non spesi, in Italia, saranno investiti per il lavoro, considerato come priorità urgente, in virtù dei dati Eurostat sulla disoccupazione, soprattutto giovanile.

La morale conclusiva suona così: "E’ necessario spendere. E bisogna farlo perché la disoccupazione non uccida un’intera generazione".

E suona bene.

Ma se il "lavoro" è al centro dell'attenzione, opportunamente la ministro Fornero parla di rivedere i modelli lavorativi in un'ottica anche femminile.

Ed ecco che i riflettori tornano a puntarsi sul telelavoro, non certo una novità dell'ultima ora, che pure nel nostro Paese stenta a diventare prassi.

 Dieci anni fa, il "telelavoratore" era una creatura immaginaria; oggi sono il 3,6% della forza lavoro nazionale, circa 720.000 soggetti, divisi tra liberi professionisti e collaboratori o dipendenti a vario titolo, i quali possono lavorare in parte in azienda e in parte in remoto, con contenimento delle spese proprie e aziendali e - sui grandi numeri - minori impatti logistici e ambientali.

Una ricerca su Jobcrawler, mettendo come chiave semplicemente "telelavoro", frutta 80 risposte, quasi tutte di natura commerciale, telemarketing o sales support.

Tuttavia, il telelavoro verso cui muoversi è quello che vede svolte in remoto le medesime funzioni che oggi vengono svolte da figure interne alle aziende, con i relativi "costi" in termini di tempo e spostamenti. Comprendere che queste stesse mansioni possono essere svolte a distanza cambierebbe molti degli scenari occupazionali attuali, soprattutto quelli che vedono coinvolte o, peggio, penalizzate le donne con famiglia.

Certamente - ... e il dibattito è contemporaneo alla comparsa del concetto stesso di telelavoro - lavorare lontani da un ambiente dedicato al lavoro, come dentro il proprio ambiente domestico, può avere anche dei risvolti negativi: isolamento professionale e sociale, minor possiblità di aggiornamento, difficoltà a separare vita lavorativa da vita privata (questo soprattutto per le donne con famiglia di cui sopra, costantemente a rischio interruzioni da "pentola che bolle" o "bambino che piange"...! ).

Ma è vero che, nell'attuale frangente di crisi, non si può non pensare che il telelavoro possa essere per tante famiglie una concreta e percorribilissima strada per una preziosa integrazione del reddito.