Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: giovedì, 2 febbraio 2012 - 17:39:36

Sara' la flessibilita' garantita a salvarci dalla "monotonia"?!

Mentre imperversa la bufera causata dal "primo vero errore comunicativo" del presidente Monti ("Il posto fisso? Una monotonia alla quale i giovani devono rinunciare"), sembra che la vada a poco per l'entrata in vigore del tanto sospirato regime di "flexsecurity" (v. anche qui), il modello ispiratore per la riforma del mercato del lavoro che abbina alta flessibilità individuale alla massima estensione delle garanzie sociali.

Propostalavoro fa il punto in maniera egregia, ricordandoci che a oggi sono ben 34 (34? trentaquattro??) le forme contrattuali atipiche, sinonimo di precariato.

 

Flexicurity: Entro marzo la riforma del mercato del lavoro

Alessia Gervasi

Flexicurity: Entro marzo la riforma del mercato del lavoro 

 I tempi del posto fisso, quelli in cui il lavoratore poteva passare una vita intera incollato alla stessa scrivania, sembrano ormai un ricordo lontano.
Al grido di “flexsecurity”, il modello di riferimento che sta ispirando il governo tecnico nella riforma del mercato del lavoro si basa sull’idea di abbinare alta flessibilità a sicurezza sociale. Non che non ci siano stati precedenti tentativi di indirizzare la vita di un lavoratore verso una maggiore flessibilità e mobilità (stessi principi alla base della riforma Biagi) ma sappiamo tutti che questo tentativo si è tradotto negli anni nell’aumento del precariato e nella perdita di tutele basilari per una gran numero di lavoratori con contratti atipici (attualmente in Italia ci sono 34 tipologie di contratti di questo tipo).
Fine di marzo la deadline che si è imposta il ministro Elsa Fornero per raggiungere un accordo con i sindacati e varare la riforma del mercato del lavoro. Gli obiettivi prioritari per il ministro restano: l’occupazione stabile per le donne e i giovani, il contrasto al lavoro di bassa qualità, l’inclusione dei lavoratori “senza paracadute” anziani compresi. Il raggiungimento di questi obiettivi passerà attraverso la revisione di tipologia e numero di contratti che evolveranno con l’età dei lavoratori piuttosto che contratti nazionali specifici che evolvono per tutte le età, la riforma degli ammortizzatori sociali, il ripensamento della formazione e dell’apprendistato. Ancora in standby restano temi come “la flessibilità in uscita” e “l’articolo 18”, nei confronti dei quali il presidente Monti lancia la sua proposta di “tutelare la persona e non il posto di lavoro” e per far questo sarà necessario mettere le aziende nelle condizioni di aumentare la propria produttività.
I principi della riforma del mercato del lavoro sembrano effettivamente ispirarsi ai cambiamento sociali che hanno investito il problema dell’occupazione negli ultimi anni. La flessibilità, nella sua accezione positiva, resta la risposta appropriata ad un mondo del lavoro in continua evoluzione che ha già cambiato il concetto di lavoratore tradizionalmente inteso. Al governo attuale spetta il compito di porre rimedio a quanto non si è potuto attuare con la riforma Biagi. Ma un tema resta scottante e di assoluta urgenza: far ripartire la crescita e l’occupazione. Su questo il realismo del ministro Fornero ha avuto la meglio su previsioni troppo ottimistiche per essere considerate reali: “Non esiste la bacchetta magica, quello che si può fare è lavorare sul lungo termine e lo stiamo facendo”… Sempre che il parlamento non decida nel frattempo di staccare la spina…