Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: lunedì, 6 febbraio 2012 - 12:35:26

Le interviste di PC. Parliamo di... MUSICOTERAPISTI

 

 Facciamoli parlare in prima persona. Chiediamo loro come si è svolto il loro percorso, se lo rifarebbero, se sentono di aver realizzato il loro progetto di vita professionale... Chiediamo i perché sì o i perché no del loro lavoro... Professionisti e lavoratori, con qualifica o senza, a partita iva o dipendenti, tutelati o precari... Tanti autoritratti per scoprire altrettante figure professionali, per chiarirci le idee, scoprire una curiosità inaspettata, sfatare un mito, magari per prendere o riconfermare una decisione, ascoltando chi "ci è già passato"

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Oggi parliamo di MUSICOTERAPISTI.

Insieme a Cristina, musicoterapista laureata ed educatrice d'infanzia, non ancora trentenne, alle prese con un percorso non semplice in un capoluogo di provincia del Piemonte orientale.

 

D. Raccontaci il tuo percorso (Il tuo lavoro prevede un percorso formativo specifico. Quando hai deciso di intraprenderlo? In base a quali considerazioni l'hai intrapreso? Non hai mai avuto ripensamenti? Quello che fai oggi è in linea con quello che - quando studiavi - pensavi sarebbe stato il tuo lavoro? Dopo gli studi hai dovuto affrontare una lunga "gavetta" o sei entrato subito nel vivo della professione? La tua professione prevede un percorso di carriera lento o veloce?)

R. La mia è una professione particolare... nasco come educatrice d'infanzia e cresco come musicoterapista. Il percorso formativo prevede la frequenza di un corso universitario triennale (Laurea professionale in Musicoterapia), iniziato dopo aver ottenuto il Diploma di "Scienze Umane e Sociali". Personalmente ho scelto una scuola di specializzazione europea (di Bruxelles) perché, pur frequentando in Italia, ho avuto la possibilità di essere iscritta all'Albo dei Musicoterapisti valido in tutti i paesi della Comunità Europea e riconosciuto anche in Svizzera.

D. Tre motivi per consigliare un percorso come il tuo

R. Consiglio questa professione per questi tre motivi:
fai un percorso formativo e personale molto intenso, anche di conoscenza di te stesso, che fa sempre bene!
puoi lavorare con utenze di ogni tipo, di ogni età, in ogni situazione, inserendoti in ogni contesto;
è un lavoro autonomo e, da libero professionista, si riescono a gestire bene gli orari e anche le retribuzioni.

D. Tre motivi per NON consigliare un percorso come il tuo

R. Per contro, sconsiglierei questo lavoro perché:
a volte l'emotività prende il sopravvento e, se ciò accade, diventi poco efficace nella terapia... l'empatia che devi avere verso il tuo utente a volte è difficile da capire, da mantenere e da gestire
ti intristiscono le problematiche legate all'utente, soprattutto se si tratta di bambini o disabilità gravi, è il classico lavoro che "ti porti a casa la sera"
a volte sei poco creduta perché non rientri in una categoria professionale canonica, chiara e ben codificata dallo Stato.

D. A oggi, professionalmente, puoi dire di sentirti "realizzato"? Perché sì o perché no?

R. A oggi mi sento realizzata... a metà. Sì perché, a differenza di tanti altri, ho un lavoro. E no perché lavoro da anni negli Asili Nido ma sono assunta come educatrice, quindi non faccio solo musica ma... di tutto! I sogni sono ancora tanti, purtroppo l'Italia non è un Paese dove si possa sognare...

D. Come pensi che la "crisi" influirà sulla tua professione e il suo mercato di riferimento? La tua è una professione adatta al periodo che stiamo attraversando?

R. La crisi?? E' ovunque!! Il miracolo sta nell'avere il lavoro, l'orrore è che ti vengono offerti contratti demenziali, senza garanzie di nessun tipo. Con i "tagli" che ci impongono i governi, le professioni non-mediche, ma considerate erroneamente "ricreative" sono le prime a essere eliminate dai costi di qualsiasi azienda o clinica.

Per saperne di più:

musicoterapia; musicoterapia europea; albo musicoterapisti; la scuola che ha seguito Cristina