Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: mercoledì, 15 febbraio 2012 - 11:28:26

Le interviste di PC. Parliamo di... GEOLOGI

 Facciamoli parlare in prima persona. Chiediamo loro come si è svolto il loro percorso, se lo rifarebbero, se sentono di aver realizzato il loro progetto di vita professionale... Chiediamo i perché sì o i perché no del loro lavoro... Professionisti e lavoratori, con qualifica o senza, a partita iva o dipendenti, tutelati o precari... Tanti autoritratti per scoprire altrettante figure professionali, per chiarirci le idee, scoprire una curiosità inaspettata, sfatare un mito, magari per prendere o riconfermare una decisione, ascoltando chi "ci è già passato"

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Oggi parliamo di GEOLOGI.

Insieme ad Anna, geologa non ancora quarantenne, libera professionista con studio proprio in una piccola cittadina sul Lago Maggiore. 

D. Raccontaci il tuo percorso (Il tuo lavoro prevede un percorso formativo specifico. Quando hai deciso di intraprenderlo? In base a quali considerazioni l'hai intrapreso? Non hai mai avuto ripensamenti? Quello che fai oggi è in linea con quello che - quando studiavi - pensavi sarebbe stato il tuo lavoro? Dopo gli studi hai dovuto affrontare una lunga "gavetta" o sei entrato subito nel vivo della professione? La tua professione prevede un percorso di carriera lento o veloce?)

R. Il mio percorso formativo inizia con un liceo classico scelto con convinta confusione, stato mentale che mi ha caratterizzato per i successivi 4 anni, finché all'inizio dell'ultimo anno scolastico sono stata folgorata sulla via, non di Damasco ma della geologia, durante la prima lezione della materia "Scienze della Terra"... (ammetto comunque un certo interesse per le materie scientifiche che, a scapito del latino, del greco e della filosofia, si era sviluppato negli anni precedenti): ciò che mi ha spinto a scegliere questa facoltà scientifica è stato perciò la forte passione e il grande interesse per la geologia. Nonostante fortemente sconsigliata, comincia la mia avventura universitaria, sicuramente non facilissima agli esordi, ma che poi si sviluppa con una certa soddisfazione: la mia indole, tendenzialmente tecnica e pragmatica, mi spinge verso un percorso di studi più applicativo e meno accademico, scelgo infatti l'orientamento in Geologia applicata all'Ingegneria e mi laureo con una tesi in Idrogeologia applicata. Durante il periodo pre-laurea svolgo il tirocinio in uno studio professionale della zona, dove rimango anche dopo la laurea per un periodo di quasi due anni, durante i quali acquisisco una certa esperienza necessaria per affrontare al meglio l'Esame di Stato per l'abilitazione all'esercizio della professione. Il superamento dell'esame di stato mi consente l'iscrizione all'Ordine professionale, segue un periodo di collaborazione con alcuni studi, durante il quale comincio a tessere quella rete di contatti che mi permetterà poi di intraprendere la libera professione. Farsi conoscere, creare una rete di contatti e collaborazioni non è stato semplice all'inizio e credo sia un aspetto del mio lavoro che non si completerà mai: ogni occasione  può essere lo spunto per nuove conoscenze professionali e nuove esperienze. Anche il percorso formativo in realtà non si conclude mai, vuoi per l'entrata in vigore di nuove normative, che necessitano di uno studio e di un approfondimento, vuoi per nuovi aspetti e nuove tematiche della professione (per esempio gli aspetti legati alla protezione civile oppure la geotermia) che è in continua evoluzione: dal 2008 l'aggiornamento professionale è diventato obbligatorio e pertanto regolamentato, ma per me è sempre stato un aspetto importante e necessario per la professione.
In effetti, se durante il periodo universitario mi avessero chiesto quali fossero le mie
ambizioni e il mio obiettivo professionale, non avrei saputo rispondere con certezza, giungere a intraprendere la libera professione è stato un percorso evolutivo, più che un obiettivo perseguito.

D.Tre motivi per consigliare un percorso come il tuo

R. Io credo che il motivo principale che spinge a scegliere un corso di laurea come Scienze della Terra e poi a intraprendere la professione del geologo (sia libero professionista, che presso un Ente) sia la passione e l'interesse per questa disciplina: viceversa, mi risulta difficile pensare che si possa optare per una scelta del genere per motivi di opportunità (come per esempio la maggior facilità a trovare un lavoro dopo la laurea). Il percorso formativo che poi ognuno sceglie è sicuramente frutto di tanti fattori, sia personali che esterni, legati all'ambiente che si frequenta, alle opportunità che si hanno, alle esperienze che si affrontano: personalmente ho optato per un percorso più tecnico e meno accademico per una certa predisposizione e una certa indole forse più pragmatica, a differenza di alcuni miei colleghi dell'università che si sono rivolti verso il mondo della ricerca in ambito accademico.

D. Tre motivi per NON consigliare un percorso come il tuo

R. Negli ultimi anni si è assistito a un calo delle iscrizioni a Scienze della Terra, a favore di nuovi percorsi formativi (come per esempio Scienze Ambientali): non credo sia un caso e temo sia legato anche, purtroppo, alla difficoltà di far passare il messaggio dell'utilità della professione del geologo. Nell'ambiente si discute su come dare nuovo slancio alle Scienze delle Terra, nuova dignità professionale alla figura del geologo: il fatto che tante persone, anche culturalmente preparate, non sappiano "che cosa faccia il geologo" ne è sicuramente un sintomo forte. Spesso la nostra professione è vista come un mero adempimento burocratico, mentre invece è indispensabile per una progettazione ottimale: a tal proposito, alcuni studi hanno evidenziato come nell'analisi costi-benifici un approfondimento delle indagini geologiche e geotecniche comporti sul totale un costo minore per la realizzazione del progetto. La mia professione la sconsiglierei decisamente a chi ha una visione romantica del geologo, tipo "Indiana Jones", per intenderci!

D. A oggi, professionalmente, puoi dire di sentirti "realizzata"? Perché sì o perché no?

R. Se essere realizzati vuol dire avere il proprio studio, i propri contatti, il proprio "giro" di lavoro, allora dovrei dire di essere riuscita a realizzare l'obiettivo che a un certo punto mi sono dovuta prefissare. In realtà, il mio lavoro è in continua evoluzione, io mi sento sempre "work in progress", tendo sempre a cercare di migliorarmi, di completarmi. In questo senso, ritengo importante anche impegnarsi in senso più ampio, per esempio in questi ultimi anni sono stata nominata componente della Commissione Consultiva Provinciale del VCO, organo consultivo referente locale dell'Ordine Regionale.

D. Come pensi che la "crisi" influirà sulla tua professione e il suo mercato di riferimento? La tua è una professione adatta al periodo che stiamo attraversando?

R. La crisi ha colpito tutti i settori, ci sono meno fondi pubblici da investire per la sistemazione e il riassetto dei corsi d'acqua o la messa in sicurezza di aree instabili dal punto di vista idrogeologico e ci sono meno investimenti a livello privato, nel settore edile per esempio. Di contro, le nuove normative prevedono un ricorso massiccio e approfondito agli studi geologici e questo si scontra un po' con la prassi comune di considerarlo un mero obbligo burocratico. In realtà il nostro Paese ha urgente bisogno di continui approfondimenti dal punto di vista geologico e di conseguenza avrebbe bisogno di un numero maggiore di figure professionali come la nostra.

Dott. Geol. Anna Montalto
Baveno (VB)
tel. 0323 925928
email:
geol.montaltogmail.com
www.geologomontalto.com