Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: lunedì, 27 febbraio 2012 - 22:41:34

MicroSpA a sostegno delle buone idee

Se ricordate, qualche tempo fa, abbiamo provato ad affermare del web che potrebbe essere considerato terreno di reale esercizio professionale e, come tale, fonte di guadagni altrettanto reali, soprattutto per le donne...

Ebbene, sembra che ciò sia proprio vero (anche per gli uomini...!) e che siano anche state studiate le formule per far sì che un'idea virtuale possa trasformarsi in un lavoro autentico. O almeno che sia possibile finanziare idee buone. O sostenere giuste cause. O permettere a qualcuno di raggiungere un obiettivo. Muovendo, in rete, denaro vero.

Ciò soprattutto grazie alla capacità di creare reti di "amicizie", di relazioni virtuali, per riuscire a raccogliere intorno a uno scopo persone che lo possano condividere fino al punto di finanziarlo.

Pensandoci bene, si tratta di una delle prime dimostrazioni in epoca contenporanea del sempreverde detto che... "Chi trova un amico, trova un tesoro!"

 

Crowdfunding: Ho un’idea c’è qualcuno disposto a finanziarmi?

di Alessia Gervasi

Crowdfunding: Ho un’idea c’è qualcuno disposto a finanziarmi?

A quanto pare non c’è limite ai fenomeni collettivi che si possono generare grazie al web 2.0. Accanto al crowdsourcing (processo attraverso il quale un gruppo di persone partecipa tramite la rete alla realizzazione di un progetto, servizio o prodotto) si sta affermando il crowdfunding (dall’inglese crowd, folla e funding, finanziamento), un processo collaborativo di finanziamento dal basso attraverso il quale è possibile ricevere denaro dagli utenti per realizzare la propria idea.

Il presupposto alla base del crowdfunding è che non servano grandi investitori per realizzare un progetto ma tanti piccoli promotori che credono nell’idea e decidono, con un piccolo contributo, di volerla vedere realizzata. Si tratta di progetti personali di qualsiasi tipo (dall’organizzazione di un matrimonio, alla realizzazione di un viaggio, di una campagna elettorale, di un film ecc.), tutto sta nel promuovere adeguatamente la propria idea e creare una rete di piccoli utenti finanziatori che credono in essa tanto quanto l’ideatore del progetto.

Proprio in Italia è stata creata la prima piattaforma di crowdfunding: Kapipal.com “Raise money for your dream”. Il sito vanta circa 30mila visitatori al mese e dal 2009, anno della sua fondazione, sono stati finanziati circa ottomila progetti. Alberto Falossi, ideatore di kapipal.com, ha sintetizzato in cinque punti le caratteristiche alla base del crowdfunding: I tuoi amici sono il tuo capitale; i tuoi amici permettono ai tuoi sogni di diventare realtà, il tuo capitale dipende dal numero di amici che hai; il tuo capitale dipende dalla fiducia; il tuo capitale cresce col passaparola. In America consistenti finanziamenti della campagna presidenziale di Barack Obama sono stati raccolti proprio tramite un sistema di microcredito basato sul crowdfunding.

Oltre a kapipal.com esistono attualmente numerosi progetti nati sull’idea del crowdfunding: ad esempio Sell a Band che permette a gruppi musicali emergenti di trovare il denaro necessario per registrare un album professionale, Kickstarter che consente di finanziare progetti creativi di varia natura (dal giornalismo allo sfruttamento dell’energia solare); Cofundus che cerca di produrre software open source, Kiva che consente di finanziare progetti nei paesi in via di sviluppo, Spot.us il cui ideatore realizza inchieste giornalistiche. C’è molto altro ancora, basta farsi un “giretto” su internet e scoprire quanto il fenomeno sia stia diffondendo. Persino il Louvre, il famoso museo di Parigi, attraverso l’iniziativa “tous mecenes” sta cercando fondi da piccoli investitori per restaurare due monumenti provenienti dal Cairo rimasti fino ad oggi nei depositi del museo.

Insomma oggi, con gli strumenti della rete avere un’idea può davvero costituire un piccolo patrimonio, basta un pizzico di fortuna e perché no, un pizzico di follia da parte degli utenti, disposti a fare una donazione senza ricevere nulla di materiale in cambio. Forse che la crisi ci sta davvero spingendo verso una nuova forma di solidarietà collettiva targata 2.0…

(articolo originale su Propostalavoro.com)