Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: lunedì, 5 marzo 2012 - 14:52:12

Le interviste di PC. Parliamo di HR Management

Facciamoli parlare in prima persona. Chiediamo loro come si è svolto il loro percorso, se lo rifarebbero, se sentono di aver realizzato il loro progetto di vita professionale... Chiediamo i perché sì o i perché no del loro lavoro... Professionisti e lavoratori, con qualifica o senza, a partita iva o dipendenti, tutelati o precari... Tanti autoritratti per scoprire altrettante figure professionali, per chiarirci le idee, scoprire una curiosità inaspettata, sfatare un mito, magari per prendere o riconfermare una decisione, ascoltando chi "ci è già passato"

********************************

 

Oggi parliamo di HUMAN RESOURCES MANAGEMENT.

Insieme ad Alessandro, quarantenne, titolare - in provincia di Varese - di una piccola struttura che, in tutta Italia e non solo, si occupa di sviluppo organizzativo e cura del capitale umano aziendale.

 

D. Raccontaci il tuo percorso (Il tuo lavoro prevede un percorso formativo specifico? Quando hai deciso di intraprenderlo? In base a quali considerazioni l'hai intrapreso? Non hai mai avuto ripensamenti? Quello che fai oggi è in linea con quello che - quando studiavi - pensavi sarebbe stato il tuo lavoro? Dopo gli studi hai dovuto affrontare una lunga "gavetta" o sei entrato subito nel vivo della professione? La tua professione prevede un percorso di carriera lento o veloce?)
R. Il mio percorso è stato piuttosto travagliato e non lineare. Per ragioni familiari, sono entrato piuttosto presto nel mondo del lavoro e ho ripreso poi in età avanzata i miei studi. Dopo il diploma ho intrapreso gli studi universitari ma nel frattempo ricoprivo in azienda incarichi manageriali nell'area dello sviluppo delle risorse umane e della formazione. In questo senso, il percorso universitario è diventato una sorta di supporto di approfondimento su tematiche che in qualche modo stavo manipolando da tempo. Mi sono così iscritto a Scienze Politiche con indirizzo in Organizzazione e Risorse Umane. Il corpo sostanziale del piano di studi è rappresentato dalla Sociologia dell'Organizzazione, disciplina che ho amato moltissimo e che ancora oggi è il terreno dal quale attingo per le metodologie che utilizzo e le riflessioni che propongo anche attraverso il mio blog. Sono convinto che la scelta di questo indirizzo sia stata opportuna, non solo per la diretta pertinenza con l'attività che faccio oggi come consulente di sviluppo organizzativo, ma anche perché ha richiesto nel tempo l'allargamento ad altre discipline correlate necessarie a comprendere meglio il fenomeno dell'azione umana nelle organizzazioni, quali: la psicologia sociale, l'antropologia culturale, l'economia, la filosofia. Materie che ho approcciato da solo nel corso degli anni e che hanno ulteriormente costruito le consapevolezze professionali (e non solo) di cui beneficio oggi. Va detto che la professione di operatore nell'ambito dello sviluppo organizzativo e cura del capitale umano non trova negli studi uno strumento operativo da trasferire immediatamente nell'attività. In questo senso la vicinanza con ruoli, direi meglio mentori della materia, è sostanziale. Nel mio caso non si è trattato propriamente di una gavetta, ma certamente di un percorso lento nel quale ho scoperto le metodologie, i tools, gli approcci che oggi fanno parte del mio bagaglio professionale. Si tratta di una evoluzione lenta, ma non necessariamente lunghissima. Esiste molta letteratura a disposizione di un giovane che si approccia a questo mondo, tanti business case da leggere e, in epoca di knowledge sharing come questa, molti luoghi nei quali partecipare a discussioni, forum frequentati da senior con tanta esperienza da raccontare (Linkedin, Facebook, Twitter, ecc.).
D. Tre motivi per consigliare un percorso come il tuo

R. Difficile...

1) beh, intanto la considerazione che le discipline sociologiche hanno al centro della propria analisi "la vicenda dell'uomo" nei mondi che si è creato e nei quali cerca il senso della propria esistenza. Si tratta in sé della opportunità di imparare a riflettere su questa vicenda, con strumenti di lettura che offrono una qualche spiegazione, e dispongono alla ricerca

2) poi perché le letture alla base di queste discipline sono un importante strumento per imparare a "esprimersi". Non intendo con tutta evidenza alla mera competenza linguistica, ma anche alla capacità di articolare pensieri complessi che necessitano un percorso articolato e non sempre semplice. Trovo che i migliori saggisti in questo campo non sono solo quelli che hanno detto cose interessanti, ma che le hanno dette in modo comprensibile e puntuale

3) ritengo, poi, si tratti di un percorso di studi in grado di costruire un forte background di base sul quale inserire a ulteriore livello la specialità che si preferisce.


D. Tre motivi per NON consigliare un percorso come il tuo

R. Alcuni sono speculari alle cose dette sopra:

1) per chi si sente più incline a linguaggi meno narrativi, forse alla ricerca di strumenti immediati di utilizzo, qui non trova, come dicevo, una immediata operatività

2) anche la focalizzazione sfugge a questo percorso essendo le materie umanistiche caratterizzate da una sorta di forza centrifuga sulle altre. Ho dovuto spesso aprire un testo di filosofia per capire meglio le premesse di una tesi sociologica. Chi si vuol concentrare in modo verticale su una materia qui (volendo fare le cose bene) non ce la fa

3) inoltre non si tratta di un percorso che forma a una professione specifica e immediatamente "vendibile". Il grosso lavoro è poi nel costruirsi la dimensione professionale attraverso la juniority e le esperienze sul campo. In compenso però apre a un arco d professioni possibili molto più ampio ma che richiede appunto che ci si dedichi con ulteriore impegno creatività.


D. A oggi, professionalmente, puoi dire di sentirti "realizzato"? Perché sì o perché no?

R. Direi proprio di sì. Dal 2008 sono uscito dall'azienda e mi sono messo in proprio. Ho una piccola consulting firm che si occupa appunto di sviluppo organizzativo e cura del capitale umano aziendale, un discreto network di collaboratori e colleghi con i quali abbiamo promosso progetti molto sfidanti e interessanti anche per il loro portato sperimentale. In questo senso, devo dire invece che il percorso non mi ha aiutato sul lato delle competenze imprenditoriali, che sono sostanziali per poter gestire una impresa anche piccola. Quando cominci pensi che la tua professionalità specialistica sarà il vero driver di tutta la tua attività, ma scopri presto che ci sono moltissime altre componenti che devi considerare per poter gestire al meglio l'esperienza. Anche qui lo scambio con altri colleghi su aspetti di gestione mi ha aiutato a costruire progressivamente la piccola struttura di cui sono titolare.


D. Come pensi che la "crisi" influirà sulla tua professione e il suo mercato di riferimento? La tua è una professione adatta al periodo che stiamo attraversando?

R. La crisi sta influendo certamente sul mercato. Una crisi di domanda come questa ha generato effetti sulle imprese, e quindi a cascata sulle componenti di spesa legate alla formazione e consulenza come quella che propongo io. Quello che registro, però, è che molte aziende stanno molto focalizzando le spese messe a budget sulla consulenza, ottimizzando meglio e scegliendo con maggiore sensibilità i progetti da avviare. Intendo dire che ho assistito a un calo quantitativo della richiesta di consulenza, ma paradossalmente a una migliore allocazione qualitativa su progetti in qualche modo legati all'idea di sviluppo in periodo di crisi da parte delle aziende. Si fatica, intendiamoci, ma forse anche in questo mondo, quello della consulenza, questa ottimizzazione può far bene. C'è un sacco di improvvisazione, soprattutto nell'ambito della formazione aziendale. Qualche slide “downloadata” dalla rete e molti pensano di poter andare in aula a fare didattica. Credo che la crisi stia costringendo le aziende a scegliere meglio, ma anche la consulenza a ragionare su se stessa. Per conto mio, il tema oggi è quello di capire come la crisi sta cambiando il sistema e la cultura delle organizzazioni. Serve una certa dose di "visione", ma credo che sia possibile accompagnare le aziende verso un processo di cambiamento forte nel quale la dimensione dell'apporto delle persone diventi centrale. Minore gerarchia, meno leva di controllo e più collaborazione dal basso. E ancora maggiore scambio e veicolo di sapere organizzativo, più partecipazione in chiave di co-costruzione dell'organizzazione. Sono tutta una serie di setting culturali che le aziende possono perseguire per riagganciare la ripresa dopo la crisi con molta più energia, cambiando e forse migliorando il sistema economico. Se questa è la Visione, sul lato pratico viene alla consulenza di cambiare essa stessa, di crescere in competenze nuove, di imparare a incorporare strumenti che sono figli del nostro tempo. Il mio impegno attuale è in questa direzione e devo dire che, di nuovo, il mio percorso di studi mi viene in aiuto avendomi fornito gli strumenti di base per leggere anche in senso evolutivo la società e poter così immaginare come supportare le strutture organizzate e le aziende del futuro.

Alessandro Donadio - Owner Kairòs - HR Consultant - http://aledonadio20.wordpress.com - +39.3282823481