Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: mercoledì, 7 marzo 2012 - 16:06:32

E, ancora una volta, le donne, sospese tra riconoscimento e sopruso

Il paradosso si riassume in due titoli presi dalla Stampa di oggi:

1) "E' in rosa il motore dell'economia. Se le donne raggiungessero i livelli di occupazione degli uomini, avremmo un nuovo boom"

2) "Il lato oscuro del lavoro femminile. Cerchi un lavoro e ricevi soltanto offerte a luci rosse".

Ora, l'inchiesta che fa capo al secondo titolo, molto rapidamente, rivela che uno scarnissimo annuncio di richiesta di lavoro come colf o baby sitter, pubblicato da una straniera con buona conoscenza dell'italiano o anche da un'italiana, sotto i 30 anni (ovvero da una donna giovane o piuttosto giovane, senza particolari competenze e bisognosa di lavorare), è in grado di provocare una valanga di risposte, riconducibili a tre ordini fondamentali: quelle dei laidi a caccia di "vittime", quelle dei "piccoli intermediari di non si sa bene chi" (agenzie, agenti, fotografi, pubblicitari...?) e quelle degli... passatemi il francesismo, sfigati scapoloni che cercano insieme chi gli rammendi le calze e chi riservi loro un po' di calore umano.

Con la stessa donna, ma di 37 anni, a farsi avanti saranno solo questi ultimi, in cerca di conforto e pronti a offrire in cambio "anche aiuto economico"!

Non sorprende scoprire, infine, come lo stesso annuncio al maschile porti invece al silenzio di tomba.

E fin qui, potremmo stare a disquisire di diritti umani e pari opportunità al pari che in qualche facoltosa Commissione internazionale.

Ma il paradosso prende veramente forma quando passiamo al secondo articolo in base al quale letteralmente "valanghe di studi economici" stanno dimostrando che affidare alle donne incarichi dirigenziali garantisce maggiori probabilità di successo e che le aziende i cui vertici siano donne hanno "probabilità minore di entrare in crisi e fallire". E scopriamo anche che questa teoria è così accreditata e acquisita da aver dato vita a una disciplina, la "WOMENOMICS", nata nel 2005 in Giappone (Paese che, quanto a "fallocrazia", ha poco da invidiare all'Italia) per studiare gli scenari conseguenti a un maggior coinvolgimento delle donne nei meccanismi decisionali dell'economia.

Le cifre sono da capogiro e parlano di incrementi fino al 22% in Italia.

Invitandovi a leggere l'articolo completo e a recepire il portato sociologico che i dati ripostati sembrano supportare, viene da chiedersi, con un pizzico di divertimento, se non sia il caso di inserire una tassa sulla.... mascolinità!