Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: lunedì, 19 marzo 2012 - 22:50:33

'a 18... mo' c'hai rotto!

Altri due giorni per dire che "Angeletti e Camusso hanno risposto con un secco 'no' alla proposta di Bonanni di aprire sui licenziamenti disciplinari". Questo anche se il Presidente Napolitano, da giorni, balla sulla sedia e cerca di limitarsi a dire che "sarebbe grave non trovare un'accordo". Lui, uomo di trascorsi (e trascorrenti) decisamente al di sopra di ogni possibile ambiguità.

A questi tre signori che da giorni offuscano le acque ma continuano a comparire in foto sorridenti come il Trio Lescano e come se avessero portato a casa un buon risultato al giorno, vorrei raccontare che io, per esempio, io, che ho quasi 40 anni e lavoro da quando ne avevo 22 (perché, per qualche anno, ho fatto la studentessa lavoratrice), io, che ho cambiato una decina di lavori nel corso della mia vita professionale finora, non sono MAI, MAI... MAI, capito?, MAI stata "riguardata" dall'art.18. Ho lavorato sempre, non c'è stata soluzione di continuità tra un mio lavoro e l'altro, per due volte ho ottenuto contratti a tempo indeterminato, durati diversi anni, ma l'articolo 18 non mi ha MAI riguardata.

In un caso, l'azienda era veramente piccola; nell'altro, quando è diventata grande abbastanza da essere ricompresa nell'art.18, ci hanno scorporati per metà in una sottofiliale con un'altra ragione sociale, in modo che nessuna delle due superasse i 15 dipendenti. Illegale? Forse, ma l'hanno fatto, con buona pace di tutti.

Mi viene anche da dire, per sovrappiù, che chi lavora "nel piccolo", come si dice, è anche più probabile che non goda di tutta una serie di benefits che chi invece lavora "nel grande" si vede riconosciuti: mensa, visite mediche aziendali, magari nido interno... giusto per citare le prime cose che mi vengono in mente.

Certo, non è colpa né merito di nessuno. O magari sì: magari c'è chi vuole proprio la grande azienda e persegue l'obiettivo, disposto apagare prezzi personali, trasferimenti, e c'è magari chi preferisce il piccolo ambiente famigliare. A me, semplicemente, è capitato: ero aperta a tutto e mi è successo di andare a lavorare in realtà numericamente piccole dove si produceva "in regime d'eccellenza": in un caso in campo editoriale, nell'altro alla comunicazione e marketing di un'azienda di nicchia. Due splendide esperienze di lavoro, finite una per mie vere dimissioni spontanee legate a considerazioni personali (ma volgeva l'anno 2002...) e l'altra per licenziamento. Sissignori, licenziamento. Poi travestito da dimissioni con buionuscita di 6 mesi. E perché??.... Perché i soci della Srl.... non andavano più d'accordo e non ritenevano di dover tenere aperta una filiale.

Niente tragedie, niente gente sui tralicci o in mezzo all'autostrada: una compassata comunicazione, accompagnata da qualche migliaio di euro di bonus. E' stato dopo quest'uscita (nel 2005) che mi sono accorta che le cose stavano iniziando a cambiare e che trovare un altro lavoro non era più questione di scelta......

Se cerco su Jobcrawler "tempo indeterminato" vengon fuori 15.000 annunci.... ma poi bisogna vedere... quante ripetizioni? quanti "falsi positivi"? E - domanda cruciale - quanti in aziende sopra i 15 dipendenti???? E comunque, con "tempo determinato", di offerte ne escono il doppio...

A me piacerebbe trovare - e ancora non ci sono riuscita - LA tabella che fotografi in numeri assoluti quanti siamo oggi in Italia a lavorare a tempo indeterminato, determinato e in quante forme atipiche.

Per dirglielo chiaro, a questi signori, che stanno parlando a nome di molti ma anche no.