Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: lunedì, 26 marzo 2012 - 00:03:59

Monti-Fornero: due nomi per una svolta?

Viene definita “lungamente attesa dal Paese, fortemente auspicata dall’Europa, e per questo discussa con le Parti Sociali con l’intento di realizzare un mercato del lavoro dinamico, flessibile e inclusivo, capace cioè di contribuire alla crescita e alla creazione di occupazione di qualità, di stimolare lo sviluppo e la competitività delle imprese, oltre che di tutelare l’occupazione e l’occupabilità dei cittadini”.

Eccola. La riforma del mercato del lavoro. Approvata, salvo intese, dal Consiglio dei Ministri.

Sette le macro-aree di intervento: istituti contrattuali, tutele dei lavoratori nel caso di licenziamento illegittimo, flessibilità e coperture assicurative, fondi di solidarietà, equità di genere e politiche attive.

Viene innanzitutto istituito un “Fondo di solidarietà per la tutela dei lavoratori nei settori non coperti da Cassa integrazione straordinaria” (come da comunicato di Palazzo Chigi) e “si creano inoltre, attraverso le politiche attive, canali di convergenza tra l’offerta di lavoro (nuova o connessa a perdita del posto di lavoro) e la domanda (valutazione dei fabbisogni delle imprese e coerenza dei percorsi formativi dei lavoratori e delle professionalità disponibili)".

"Si potenzia l’istituto dell’assicurazione contro la disoccupazione estendendone l’accesso ai più giovani, a coloro che sono da poco entrati nel mercato del lavoro e alle tipologie di impiego attualmente escluse (ad esempio quella degli apprendisti)" e, circa le vertenze nel caso di licenziamenti supposti illegittimi, "si riduce l’incertezza che circonda gli esiti dei procedimenti eventualmente avviati a fronte del licenziamento".

Particolarmente controverso, proprio perché direttamente correlato all'ormai famigerato articolo 18, il punto secondo cui "il diritto alla reintegrazione nel posto del lavoro debba essere disposto dal giudice nel caso di licenziamenti discriminatori o in alcuni casi di infondatezza del licenziamento disciplinare. Negli altri casi, tra cui il licenziamento per motivi economici, il datore di lavoro può essere condannato solo al pagamento di un’indennità".

Molti ancora i punti, ma meno centrali: basta, tuttavia, quanto esposto per decidere se concordare o meno col Ministro Elsa Fornero che definisce questa "una buona riforma", deplorando la sua non piena condivisione da parte delle Parti Sociali. Noi personalmente, e l'avrete già capito, siamo assolutamente del medesimo parere: sarebbe stato bello poter continuare a fare i duri e puri distinguendo con fermezza i buoni dai cattivi... Ma non è più tempo.

E francamente la disequità tra dipendenti e precari e la quasi sicurezza che i nuovi ingressi nel mondo del lavoro avrebbero continuato ad alimentare solo il bacino della precarietà se non si fosse intervenuti con decisione, ci disturba più di tutte le... "veteroconsiderazioni". Viene anzi da chiedersi chi siano i detrattori di questa riforma, chi siano veramente nel quotidiano lavorativo e cognitivo: rifondazionisti o celoduristi? privilegiati o terzo stato? Difficile dirlo con sicurezza. E ciò pensiamo basti a gettare il seme del dubbio sulla bontà delle loro argomentazioni.

Per quanto ci riguarda, i punti più interessanti riguardano sicuramente precari e partite iva o finte tali.

Ripristino normato dell'apprendistato; restrizioni importanti all'abuso di co.co.pro e riallineamento progressivo alle posizioni contributive da lavoro dipendente; disincentivazione dei tempi determinati, fatto salvo per i contratti stagionali, e incentivazione per la stabilizzazione a tempo indeterminato... sono tutte misure concrete, reali, fatte di restrizione dei tempi e aumento delle aliquote, con "premi" e "punizioni" che vanno a scardinare molti dei meccanismi perversi instauratisi negli ultimi tre lustri almeno di lassismo, anzi, di giungla contrattuale.

E per quanto riguarda gli 8,8 milioni di partite Iva attivate in Italia (parte inattive, parte corrispondenti a iscritti a diversi ordini professionali, parte fintissime, ovvero aperte su posizioni da lavoro dipendente, con persino orari fissi e obbligo di recarsi presso il datore di lavoro....), il Messaggero riassume che "Se un rapporto di lavoro dura più di sei mesi nell’arco di un anno con un singolo committente, o se i soldi che si percepiscono dal datore di lavoro superano il 75% dei ricavi complessivi, allora non siamo difronte a rapporti di collaborazione, ma a forme di lavoro dipendente. Gli ispettori del lavoro dovranno vigilare e le aziende fuori legge dovranno mettersi in regola. (...) Le partite Iva intestate alle persone fisiche sono 5 milioni e mezzo, che vuol dire quasi un quarto della popolazione attiva italiana. Più di un milione sono gli iscritti agli albi professionali, un esercito che comprende avvocati, architetti, giornalisti, pubblicitari, medici, consulenti aziendali e via dicendo. Mentre gli autonomi delle professioni non regolamentate sono circa 3 milioni e mezzo. (...) Sul sito Networkers.it, il sociologo Patrizio De Nicola, spiega come si è arrivati a questa situazione. Nel ’96, quando anche gli autonomi sono stati per legge obbligati a versare contributi alla gestione separata dell’Inps, l’aliquota era del 10%, ma negli anni è arrivata al 27%. A quel punto le aziende che nei rapporti di collaborazione dovevano accollarsene i due terzi, hanno cominciato a trasformare i co.co.co e i collaboratori a progetto in partite Iva, dove i contributi restano sulle spalle dei lavoratori. La riforma del lavoro del governo Monti, che sta per approdare al Senato, cerca di cambiare le cose".

L'ultima buona notizia è che, secondo quanto ben precisato in un post dal sito del movimento 'Iva sei partita', "viene abolita l'esclusione delle partite Iva iscritte all'Ordine (< agli Ordini >) nei sistemi di deterrenza contro il finto lavoro autonomo".

Anche chi è iscritto a un Ordine spesso lavora con i ritmi e i compensi di un dipendente ed è trattato da libero professionista solo quanto a mancanza di tutele... (vero, colleghi pubblicisti?).

Ad ogni buon conto, atteniamoci alla lettera della riforma e, fino al termine dell'iter, stiamo in campana........!!

 

Testo completo della Riforma 2012 del Mercato del Lavoro qui.