Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: martedì, 27 marzo 2012 - 16:26:46

Le interviste di PC. Parliamo di... AVVOCATI

Facciamoli parlare in prima persona. Chiediamo loro come si è svolto il loro percorso, se lo rifarebbero, se sentono di aver realizzato il loro progetto di vita professionale... Chiediamo i perché sì o i perché no del loro lavoro... Professionisti e lavoratori, con qualifica o senza, a partita iva o dipendenti, tutelati o precari... Tanti autoritratti per scoprire altrettante figure professionali, per chiarirci le idee, scoprire una curiosità inaspettata, sfatare un mito, magari per prendere o riconfermare una decisione, ascoltando chi "ci è già passato"

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Oggi parliamo di AVVOCATI.

Insieme a Carlo, giovane avvocato, da pochi anni attivo nella libera professione forense in un piccolo capoluogo di provincia del Nord-Ovest.

 D. Raccontaci il tuo percorso (Il tuo lavoro prevede un percorso formativo specifico. Quando hai deciso di intraprenderlo? In base a quali considerazioni l'hai intrapreso? Non hai mai avuto ripensamenti? Quello che fai oggi è in linea con quello che - quando studiavi - pensavi sarebbe stato il tuo lavoro? Dopo gli studi hai dovuto affrontare una lunga "gavetta" o sei entrato subito nel vivo della professione? La tua professione prevede un percorso di carriera lento o veloce?)

R. Il “percorso” formativo per acquisire il titolo di avvocato prevede, dopo il conseguimento di un diploma di scuola secondaria superiore e della laurea in Giurisprudenza, un periodo di praticantato biennale in uno studio legale con un avvocato di riferimento (c.d. dominus) e l’attestazione della presenza a un determinato numero di udienze. In alternativa è possibile frequentare la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali. Terminato il periodo di pratica o di frequentazione della scuola di specializzazione, si può ottenere il certificato di compiuta pratica che abilita a sostenere l’esame di Stato. L’esame consiste in una prima prova scritta, articolata su tre giornate, che richiede la redazione di un parere in materia di diritto civile, uno in materia penale e la redazione di un atto giudiziario a scelta fra il diritto civile, il penale e l’amministrativo. Se la prova scritta ha esito positivo si viene ammessi alla prova orale nella quale si viene interrogati da una apposita commissione. Le materie oggetto della prova sono sei e sono indicate dal candidato fra alcune contenute in apposito elenco. Il sottoscritto, nel caso specifico, dopo aver conseguito il diploma di maturità scientifica presso l’istituto “E.Galois” di Verbania, ha conseguito la laurea in Giurisprudenza a indirizzo forense presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Successivamente ha svolto il periodo di praticantato obbligatorio presso uno studio legale a Verbania, per poi sostenere e superare l’esame di Stato presso la Corte d’Appello di Torino nell’anno 2008. Già quando mi sono iscritto al liceo scientifico avevo intenzione, al termine, di frequentare un corso universitario anche se, inizialmente, ero indeciso fra la facoltà di Giurisprudenza e quella di Economia e Commercio. E’ un percorso formativo che richiede un lungo periodo di studio nel quale, anche se non vi sono stati dei veri e propri ripensamenti, ho affrontato momenti di difficoltà e “incertezza”, superati grazie a una buona dose di determinazione e forza di volontà. Il mio lavoro attuale rispecchia in buona parte quanto mi immaginavo durante il percorso di studi. Come si può facilmente intuire da quanto sopra descritto il percorso di studi è molto lungo e i due anni di pratica (che in realtà si rivelano essere tre a causa della durata dell’esame di stato) consentono un “contatto” con il mondo del lavoro e di questa libera professione. Durante il periodo di pratica si può infatti già conseguire l’ “abilitazione al patrocinio” che permette di svolgere, seppure con alcune limitazioni, l’attività dell’avvocato sia in campo penale che civile; dalla mia personale esperienza posso affermare che solo una volta conseguito il titolo di avvocato si può iniziare la professione vera e propria in quanto si diviene effettivamente autonomi.

D. Tre motivi per consigliare un percorso come il tuo

R. Penso che questo percorso di studi possa essere indicato per persone che, oltre ad avere interesse e passione per le questioni giuridiche, abbiano e vogliano sviluppare caratteristiche quali capacità di osservazione, precisione, capacità analitica, intuito e creatività. In questa professione si affrontano situazioni sempre differenti che stimolano lo studio e il continuo aggiornamento; per i professionisti “di provincia”, se da un lato risulta difficile specializzarsi solo ed esclusivamente in alcuni settori specifici, e questo può per certi aspetti rappresentare un limite, dall’altro il confrontarsi con materie fra loro differenti rappresenta sicuramente uno stimolo allo studio, all’ampliamento delle proprie conoscenze e a una certa “varietà” nel lavoro. Ritengo che lo studio e l’acquisizione di nozioni giuridiche possa essere una carta importante da spendere nel mondo del lavoro, indipendentemente dal fatto che si voglia o meno intraprendere una libera professione.

D.. Tre motivi per NON consigliare un percorso come il tuo

R. Nella grande maggioranza dei casi il lavoro effettivo non inizia prima del compimento dei 30/32 anni; alla luce del lungo percorso di studi e della pratica legale bisogna considerare l’impegno economico e i costi da sostenere (il sottoscritto era uno studente-lavoratore per mantenersi il percorso di studi); l’avvocato, ormai, non è l’unico operatore professionale che si occupi di questioni legali. Un'attività analoga e sempre più diffusa è svolta da altre figure professionali che redigono contratti, forniscono pareri in materia di diritto ecc... L’incremento di tali figure ha maggiormente indirizzato la figura dell’avvocato a un ruolo prevalentemente processuale. Solo in caso di contenzioso giudiziario, infatti, la figura dell’avvocato è l’unica a poter avere la rappresentanza in giudizio dei clienti ma, soprattutto in questi ultimi tempi, per vari fattori, le persone ci “pensano bene” prima di radicare una causa. Conseguentemente, soprattutto per un giovane avvocato, è sempre più difficile ritagliarsi uno spazio sul mercato.

D. A oggi, professionalmente, puoi dire di sentirti "realizzato"? Perché sì o perché no?

R. La risposta è positiva dal punto di vista del completamento di un percorso formativo e l’acquisizione di un titolo che rappresenta l’obiettivo primario nonché il punto iniziale da cui partire per affrontare il mondo del lavoro. E’ una professione dove, giorno dopo giorno, mi impegno per migliorare le mie conoscenze e che necessita di continuo studio e aggiornamento. Dal punto di vista della clientela e, conseguentemente, sotto l’aspetto lavorativo-economico, posso dire che è ancora presto per tracciare un bilancio avendo iniziato da soli tre anni la professione di avvocato.

D. Come pensi che la "crisi" influirà sulla tua professione e il suo mercato di riferimento? La tua è una professione adatta al periodo che stiamo attraversando?

R. La crisi contraddistingue, purtroppo, quasi tutti i settori e, pertanto, anche nel nostro campo ha i suoi effetti negativi. Non penso vi sia un problema di “adattabilità” o meno della professione al periodo storico che stiamo attraversando, ritengo piuttosto che, alla luce anche delle riforme in atto, sia necessario ragionare sul funzionamento del sistema-giustizia al fine di garantire al cittadino l’effettiva tutela dei propri diritti. In tal modo si potrà, indirettamente, consolidare e valorizzare il ruolo dell’avvocato e la sua professionalità e preparazione.

Avv. Carlo Falciola - Verbania