Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: mercoledì, 16 maggio 2012 - 10:18:26

Candidature di massa... un terno al lotto

Per candidature di massa intendo quegli “eventi selettivi” ai quali partecipano un vasto numero di persone, senza una particolare professionalità e generalmente per un impiego a bassa qualificazione.

Per parlare di questi “eventi” prendo spunto dalla mia esperienza diretta.

Anni fa, nel mese di novembre, andai in una serra abbastanza grande per fare un giro (mi piacciono molto i fiori e le piante). Vidi all’ingresso un avviso nel quale si diceva che stavano cercando personale per il mese di dicembre, in occasione delle feste natalizie; chi era interessato doveva passare in segreteria per compilare la domanda. Fui incuriosita dalla proposta, così, visto che avevo i weekend liberi, pensai di compilare la domanda.

In segreteria mi diedero due fogli; prima uno, nel quale mi si chiedevano le informazioni standard, nome, indirizzo, studi, esperienze di lavoro, ecc.; compilato questo mi diedero un secondo foglio, o meglio quattro fogli che contenevano un test di 100 domande, con quattro caselle per la risposta, che dovevo compilare in 30 minuti e consegnarlo subito dopo.

Le domande erano divise per “categorie”, diciamo così; c’erano domande di tipo attitudinale, di tipo comportamentale, di tipo relazionale, ecc. In definitiva era un test psicologico, che a mio parere poteva servire solo come carta straccia e non esagero.

Le domande erano formulate in modo da creare degli apparenti trabocchetti così da evidenziare le eventuali contraddizioni del candidato. Alcuni di questi trabocchetti erano palesi, altri più sottili, ma comunque evidenti. Certo, un po’ di memoria occorreva averla per ricordarsi, per esempio, che la domanda 98 era una riformulazione della domanda 17. Però, se uno è abituato a giocare con i test si accorge subito dell’inganno.

Ma la formulazione ingannevole non fu l’unico elemento caratterizzante il test. Il test era di per sé assurdo in quanto il candidato avrebbe dovuto essere tutto e il contrario di tutto a livello psico-attitudinale. Emergeva, cioè, che la persona interessata doveva essere, faccio degli esempi, puntuale, ma flessibile; socievole, ma non chiacchierone; ambizioso, ma collaborativo; collaborativo, ma non gregario; rispettoso dell’autorità, ma non servitore ebete; propositivo, ma non troppo; amare gli ambienti chiusi, ma amare anche gli ambienti aperti; non doveva temere la luce, ma nemmeno il buio. E via così.

Quando consegnai il test, dopo 30 minuti, mi dissero che avrebbero inserito i dati in un “cervellone”, il quale avrebbe fatto il calcolo e la statistica di tutti i dati raccolti, i miei e quelli di tutti i candidati, e infine avrebbe emesso la sentenza. I primi classificati sarebbero passati alla fase due, cioè al colloquio orale con un dirigente.

Ora voi capite che questo tipo di selezione è simile a un terno al lotto, tu metti dei numeri e speri che escano. Una cosa ridicola, a mio parere, ma forse non sono dello stesso quelle menti illuminate che hanno impiegato ore e ore per compilarlo.

Personalmente nutro seri dubbi sulla validità di questo tipo di test, non sui test in generale, ma su questo tipo di test per il reclutamento della massa. Voglio dire, provate a pensare: per fare la cassiera per quattro domeniche in una serra occorre tutto ciò? Tutte quelle domande assurde e ingannevoli?

Oppure, “pretendere” anni di esperienza per battere su una cassa e sparare con una pistola laser su un codice a barre? Oppure, per esempio, se scrivo su un foglio che sono puntuale, mentre in realtà sono una ritardataria cronica, il datore di lavoro può saperlo solo dopo avermi assunta, o no? Così come l’eventuale puntualità al colloquio non è necessariamente segno inconfutabile della mia puntualità tout-cout.

In conclusione, dopo 15 domande mi accorsi dell’assurdità della cosa, finii il test come fosse un gioco, simile a quando, raramente, segno i numeri per il lotto (che non vinco mai, tra l’altro)… e, come da copione, non vinsi nemmeno con il test della serra.

 

Elisa Sanacore