Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: lunedì, 21 maggio 2012 - 12:17:07

Riforma del Lavoro

Su qualsiasi motore di ricerca basta digitare “riforma contratto a progetto” e decine di blog e siti di news riportano ipotesi e commenti circa questa eventualità. Mi riferisco alla Riforma del Lavoro presentata dal Governo Monti in Parlamento sotto forma di ddl (disegno di legge, quindi suscettibile di enormi modifiche, un po’ come successo col ddl sulle liberalizzazioni), che sta affrontando in queste settimane un lungo e periglioso iter parlamentare.

È sufficiente aprire un paio di questi siti per farsi un quadro più chiaro della situazione: i contratti a progetto saranno riformati e i punti che cambieranno saranno, in estrema sintesi e in parole poverissime, i seguenti:

  1. Nel contratto si dovrà spiegare nel dettaglio in cosa consisterà il progetto

  2. Il progetto non potrà essere avviato se in azienda ci sono lavoratori assunti a tempo indeterminato che svolgono la stessa mansione

  3. Non ci potranno essere clausole individuali che consentono il recesso prima della scadenza e senza una giusta causa, esempio: se ti ammali e stai a casa più di un mese, mi spiace ma ci dobbiamo salutare

  4. Il datore di lavoro dovrà pagare una quota superiore di contributi rispetto a quanto avviene oggi.

Tutto bene, tutto bello, quel paio di siti e molti altri (sì, mi son fatto io lo sbattimento per voi di andarne a leggere parecchi), sono fondamentalmente concordi, anche se non tutti si sbilanciano e alcuni riportano semplicemente la bozza di Riforma e i rumors su eventuali modifiche della stessa, sembrano concordi nell’affermare che sì, i contratti a progetto vanno cambiati, perché le aziende ne hanno abusato, perché non danno alcuna garanzia, perché celano in realtà contratto di lavoro subordinati, perché perché perché. È tutto giusto, queste critiche non fanno una grinza, e lo dice uno che ha fatto più progetti di Renzo Piano. Però, secondo me c’è un però, ed è un però che dovrebbe essere sempre tenuto presente in periodi come questo, periodi nei quali il lavoro è un lusso: e se dalla padella bollentissima che è il mondo del lavoro in questi anni, cadessimo in una brace ancora più bollente? Mi spiego: se in un momento nel quale la crisi morde banche, aziende, famiglie e l’economia tutta in generale, vengono inseriti paletti e ulteriori lacci e lacciuoli per quanto riguarda l’entrata nel mondo del lavoro, siamo sicuri che questa verrà favorita? Provo a spiegarmi ancora meglio: se io datore di lavoro faccio fatica a rimanere a galla attivando contratti a progetto nella forma attuale, con la Riforma Fornero non rischierò forse di affogare anch’io, di perdere quel margine che permetteva di farcela dando un lavoro (ok, a progetto, precario, poco garantito e tutelato, ma comunque un lavoro) ai miei collaboratori?

Tutti vorremmo che ci fossero le possibilità per cambiare i contratti a progetto o per farla finita con la follia delle false partite iva, ma siamo sicuri che mettere le aziende di fronte ad un aut aut del tipo “o assumi o niente” possa recare dei benefici?

Al prossimo giro provo a spiegarmi ancora ancora e ancora meglio: con un esempio concreto. Cifre e numeri per ragionare su ciò che è e su ciò che potrà essere.

 

Alessandro Santini