Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: mercoledì, 23 maggio 2012 - 09:59:28

Nuovi orientamenti professionali: percorsi per orientarsi

Negli ultimi anni si è parlato sempre più di nuove professioni, di nuove competenze, di mercati emergenti, di ristrutturazione di processi di lavoro, di interdisciplinarietà, ecc. Sono concetti diversi e ognuno di essi ha delle implicazioni e delle conseguenze diverse; quello che vorrei mettere in evidenza in questo articolo è l’orientamento generale del mondo del lavoro e come noi possiamo orientarci.

Si tende spesso a usare l’espressione “nuove professioni” per designare alcuni cambiamenti nel mondo del lavoro, ma io ritengo improprio l’uso dell’aggettivo nuovo; userei piuttosto l’espressione “nuovi orientamenti professionali”, poiché di vere e proprie “nuove professioni” non ce ne sono, mentre di “nuovi orientamenti” nelle professioni tradizionali ne abbiamo molti.

Chiarita la questione terminologica… che potrebbe sembrare un vezzo, ma dobbiamo sempre ricordare che le parole significano una realtà e quindi, parole diverse rimandano a realtà diverse… ecco, chiarito questo vediamo ora di chiarire cosa si intende per “nuovi orientamenti”.

Ma facciamo un ulteriore passo indietro…  prima ancora di parlare di orientamenti e di professioni dobbiamo definire i Settori (gli ambiti). Per capirci, un operaio è considerato un operaio, ma è diverso essere un muratore (che lavora nel settore dell’edilizia), o un meccanico che lavora a una catena (settore dell’industria) o un meccanico che lavora in una officina privata (piccola o media impresa) o un addetto alle pulizie (settore servizi), ecc.

Questi semplici esempi ci fanno capire quanto sia determinante l’”orientamento”, la direzione verso. Quindi la prima scelta che dobbiamo fare, quando vogliamo orientarci verso una “nuova professione”, è quella del settore nel quale vogliamo lavorare. La scelta del settore è fondamentale. Vogliamo lavorare nell’edilizia, nell’industria, nella sanità, nella pubblica amministrazione, nei servizi, nella istruzione, ecc.

Una volta scelto il settore nel quale vogliamo lavorare per mettere a frutto le nostre capacità e le nostre passioni, dobbiamo identificare e chiarire a noi stessi quali sono realmente le nostre capacità e le nostre passioni e se c’è una compatibilità tra passioni e capacità. Una volta chiarito questo possiamo intraprendere un percorso formativo che ci preparerà ad entrare o rientrare nel mondo del lavoro.

I percorsi formativi si differenziano per livelli e qualità, al termine viene assegnato un titolo e un punteggio al “professionista”. I percorsi formativi si dividono in due grandi blocchi: primo, i percorsi istituzionali, quelli che hanno un riconoscimento a livello pubblico e statale, per intenderci il Diploma, la Laurea, il Dottorato;  secondo, i percorsi privati, che possono essere organizzati da enti privati, imprese, istituti di ricerca, ecc.

Ora, fino alla Terza Media la formazione e l’istruzione è stabilita dallo Stato ed è uguale per tutti i cittadini appartenenti a quello Stato. Ma ecco che dopo la Licenza di Scuola Media Inferiore, all’età di 14 anni siamo chiamati a fare la prima scelta della nostra vita “professionale”. Questo momento è importante anche se non necessariamente determinante per il futuro, ma è bene non sottovalutarlo. Ciò che si studia alle Superiori dà, in un certo qual modo, un imprinting, dà una formazione “mentale”. È diverso fare 5 anni di liceo classico da 5 anni di perito elettronico, tanto per fare un esempio.

Purtroppo il limite è che a 14 anni non sono molti i ragazzi/e con le idee chiare sul proprio futuro e su ciò che veramente vogliono, così il più delle volte accade che i genitori scelgono per i figli, o comunque li orientano sensibilmente; ma accede anche troppo sovente che gli stessi genitori non sanno bene quale percorso formativo sia meglio per il proprio figlio, vuoi perché non sono preparati per questo compito, vuoi perché non sono aggiornati sui nuovi orientamenti professionali e sulle nuove proposte formative, che pur all’interno dei programmi ministeriali si differenziano da istituto a istituto; fatto sta che in un modo o in un altro si frequentano le Superiori e ci si diploma.

E qui, comunque, la scelta del settore, di cui parlavo prima, si è già ristretta; poiché se hai frequentato il liceo classico (tanto per rimanere negli esempio fatti) sarai naturalmente orientato verso i settori della istruzione, della cultura, della comunicazione; se invece hai acquisito il diploma di perito elettronico, sarai orientato verso settori specifici inerenti alla tecnologia e all’industria in generale.

Ma oggi sappiamo che il semplice diploma serve a poco se uno/una ha voglia di fare carriera e di guadagnare abbastanza bene.  E così la formazione deve continuare. A 19 anni ci troviamo a fare la seconda scelta importante della nostra vita professionale, una scelta che certamente è molto più determinante di quella fatta a 14 anni, anche se potrebbe non essere ancora quella definitiva per la vita; voglio dire, ci sono casi di laureati in antropologia che poi diventano selezionatori del personale, come laureati in giurisprudenza che poi diventano attori o musicisti; certo, sono casi reali e le cause di questa differenza più o meno radicale tra gli studi fatti e la professione che poi si intraprende sono molteplici e possono dipendere la questioni personali, familiari, economiche, ecc.

Ma consideriamo solo i casi di persone che mantengono una coerenza tra la propria formazione e il proprio lavoro… a questo punto, cioè dopo la laurea si può proseguire negli studi e, solo a questo punto, ecco che ciò che consideravamo “professione tradizionale” comincia ad assumere “nuovi orientamenti”.

Così, tanto per fare degli esempi, un architetto potrebbe non essere più solo un architetto ma anche un esperto di domotica o di feng shui; oppure un chirurgo potrebbe specializzarsi negli impianti bio-meccanici; un biologo potrebbe diventare un ingegnere genetico; un ingegnere informatico potrebbe specializzarsi nella tecnologia quantistica, un economista specializzarsi in sistemi economici alternativi tipo le nuove economie di base o di solidarietà; un fisico potrebbe specializzarsi nella ricerca di nuovi materiali da usare nelle nano-tecnologie, ecc.

In conclusione, è importante avere le idee chiare, questo sì, per orientarsi e per scegliere il percorso formativo e la professione che meglio si adatta a ciascuno; così come è importante essere sanamente curiosi verso ciò che accade nel mondo, verso ciò che gli altri fanno, inventano e scoprono; non bisogna mai smettere di imparare (come si suol dire) e mai perdere la voglia di apprendere e di migliorare.

In un mondo complesso come è quello nel quale siamo chiamati a vivere le difficoltà sono molte, ma anche le opportunità sono molte per chi ha la volontà di coglierle.

 

Elisa Sanacore