Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: mercoledì, 30 maggio 2012 - 09:22:52

Consigli per esorcizzare il colloquio di lavoro

Tutti noi sappiamo quanto i colloqui di lavoro creino stress. Il colloquio è una sorta di esame che un estraneo ci fa e a nessuno piace essere giudicato… a “freddo” e a “tavolino”… perché in fondo sono solo parole quelle che il selezionatore ascolta, non ci vede all’opera; inoltre, lo stress viene dal fatto che  riponiamo nel colloquio tante aspettative e tante speranze per il nostro futuro.

E allora è inevitabile magari sudare (soprattutto se siamo a metà luglio), o arrossire (perché magari vengono dei pensieri cattivi se la selezionatrice si presenta con una bella scollatura), o accavallare le gambe perché abbiamo l’abitudine di farlo da una vita e milioni di persone lo fanno pur essendo persone socievoli… insomma, non tutti sono dei bruti che si siedono con le gambe aperte o delle collegiali che si siedono con le ginocchia giunte.

Eppure questi e altri segnali vengono captati dai selezionatori, è il cosiddetto linguaggio del corpo, osservato e analizzato nelle sue profonde implicazioni psicologiche.

Quando poi arriva il momento di aprire bocca salvati cielo. Per quanto riguarda la forma: quale tono usi? Hai una voce squillante, da ottava che spacca i timpani, o hai una voce da baritono da cantina al terzo livello sotto terra? La tua voce è tremula o sicura? Ti manca il fiato a causa dell’emozione? (Ah, se tartagli frequenta prima un corso di rieducazione della voce poi presentati al colloquio). L’eloquio è scorrevole o ogni tre parole ti fermi perché non sai come andare avanti? Ecc., ecc.

Ma vediamo il contenuto delle parole. Innanzitutto, rispondi a monosillabi, come se rispondessi a un quiz, o sai fare un discorso che duri almeno trenta secondi? Ti senti in dovere di rispondere proprio a tutte le domande che ti vengono fatte o pensi di poter anche dire chiaramente che preferisci non rispondere? Se ti viene chiesto qualcosa di imbarazzante ti arrampichi sui vetri o rispondi in modo diretto? Ecc., ecc.

Come puoi immaginare o come hai già più volte sperimentato il colloquio di lavoro potrebbe essere un momento di pura tortura, dal quale ne uscirai “vincente” sono grazie a un “intervento divino” o solo se la dea bendata ha deciso quel giorno di baciare proprio te.

Ma cosa possiamo fare, noi poveri mortali, per esorcizzare questo evento “diabolico”? Diabolico, sì, perché il selezionatore è spesso un diavoletto, piuttosto che unangioletto che vuole aiutarti a trovare la tua strada… cioè,, il tuo posto nel mondo… no, nemmeno questo, neanche quando hai davanti uno psicologo come selezionatore e non un laureato in economia.... Insomma, un selezionatore o una selezionatrice non è lì per aiutarti a trovare un posto di lavoro, ma per trovare un lavoratore per un posto, questo deve essere chiaro.

Cosa puoi fare, allora, per non temere questo diavoletto e per essere un po’ più rilassato durante il colloquio di lavoro… che poi, meglio sarebbe dire, un colloquio per un lavoro… ma non fermiamoci a queste sottigliezze inutili e veniamo al dunque.

Per esorcizzare il “diavolo” occorre avere il coraggio di guardarlo in faccia. In base alle cose dette prima sul linguaggio del corpo, ricordi?, ecco… ora prova a immaginare di affrontare il colloquio esaminando tu il tuo selezionatore. Cosa fa costui o costei? Ti guarda negli occhi quando ti fa le domande o tiene lo sguardo fisso sui fogli? Come parla del tuo c.v.? Lo ha letto attentamente? Prova a fargli una domanda su un dettaglio del tuo c.v. e verifica se lo ha letto con attenzione. Ah, e non dimenticare di osservare se tiene le gambe accavallate. Studialo, come lui studia te. Per esempio: ti sembra annoiato? Getta ogni tanto lo sguardo al cellulare per vedere se ci sono chiamate? Prende appunti o tiene a mente tutto ciò che gli/le dici? È frettoloso/a nel porti le domande e magari ti interrompe durante le risposte, oppure è calmo e ti ascolta attentamente fino alla fine? Hai l’impressione che ti abbia giudicato (e selezionato) fin dal primo momento che ti ha visto (quindi solo dalla pura e semplice apparenza-presenza) o ti sembra che voglia capire veramente che tipo sei e se hai le competenze necessarie? Ecc., ecc.

Certo, è pur vero che non si nasce “esorcisti”, occorre un po’ di pratica, ma la pratica puoi farla solo se non sei mosso da eccessive aspettative, se il senso della tua vita non dipende da quel colloquio e da quel posto di lavoro.

Allora, il consiglio ultimo che ti dò è questo: presentati a dei colloqui “per un lavoro” con l’unico scopo di fare pratica di colloqui, non per trovare necessariamente il lavoro. Prova, fai il colloquio, osserva cosa fa e cosa dice il selezionatore, osserva te stesso/a, quali sono le tue reazioni o i tuoi blocchi, cosa pensi di dover cambiare, ecc.

Poi chissà, magari presentandoti con un atteggiamento rilassato ci scappa pure che ti assumano.


Elisa Sanacore