Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: venerdì, 15 giugno 2012 - 11:23:44

Mollo tutto, me ne vado, cambio vita. E poi?

Flavio Briatore ci ha pensato, ha deciso, e ora passa all’azione. Molla tutto, cioè chiude il Billionaire, il suo locale per vip, in Sardegna a Porto Cervo e va ‘a lavorare’ all’estero, cioè investe il corrispondente dei nostri 10 euro in un altro Paese e ricomincia. “Ho deciso – ha dichiarato in questi giorni il …? (anche in Municipio saranno stati in difficoltà a inquadrare la sua professione nella voce della carta d’identità) - che non investirò più in Italia. La burocrazia di questo Paese mi ha stufato. Noi diamo opportunità e posti di lavoro, ma ottenere dei permessi è sempre una lotta”. In  più annuncia un clamoroso trasloco del locale all’estero.
Briatore ha ben poco in comune con noi, comuni mortali: ha una quantità di soldi che tende all’infinito ed è già residente a Montecarlo, perciò è già all’estero. Ma a pensarci bene (questa notizia ha sconvolto la mia giornata!) una cosa che ci accomuna a lui c’è: chi, almeno una volta nella vita non ha detto “mollo tutto, me ne vado, cambio vita. Apro un bar sulla spiaggia ai Caraibi”?

La voglia di partire, di andare lontano, soprattutto quando le cose non vanno per il verso giusto è comune. Quanti di noi però, alla fine, avrebbero il coraggio (o l’incoscienza, dipende dai punti di vista) di farlo davvero?

Perché ‘mollare tutto’, andare via, trasferirsi all’estero, trovare un lavoro o inventarsene uno non è una passeggiata. Vivere in un posto e lavorarci, non è come quando si è lì in vacanza.
Ci sono diversi siti che danno informazioni a chi vuole fare questo passo. Si trovano tantissime informazioni, da quelle pratiche (ad esempio su come fare per trasferire i propri soldi all’estero, affrontare un trasloco nell’altro capo del mondo, trovare alloggio, ottenere i documenti necessari per la permanenza) a storie di chi ha davvero cambiato vita. 

Mi piace la definizione che viene data invece qui dei ‘sognatori che vogliono cambiare vita’: “ci sono gli estremisti/temerari, che magari vivono in città ma che si immaginano in costume a ciondolare su qualche spiaggia tropicale. E poi ci sono i cultori del vivere bene che cercano semplicemente luoghi più vivibili”.
In quale di questi vi riconoscete? Mentre cercate di capire di quale categoria fate parte potete consultare una piccola ma essenziale guida su ‘come trasferirsi a…’ Mykonos, Isole Fiji, Kenia, Filippine, Santo Domingo, Thailandia, Brasile.

Oltre a quelli che se ne vanno per scelta ci sono quelli praticamente ‘costretti’ ad andarsene. Penso ai ricercatori e al problema della ‘fuga dei cervelli’.  
Per fortuna ci sono anche quelli che decidono di rimanere. Alcuni ‘pazzi’ che con la loro determinazione e passione hanno cambiato tante cose senza spostarsi di un chilometro. E hanno cambiato lo stesso vita.  Una bella carrellata di ‘personaggi’ alquanto strani ma ingegnosi si possono trovare qui: “E’ un’impresa – si legge nella presentazione - fare impresa in Italia! Qualcuno se n’è andato, sta pensando di andarsene o se ne andrà per mettere in atto il proprio progetto all’estero. Qualcun altro invece è rimasto, sta decidendo di rimanere o rimarrà per realizzare la propria idea d’impresa qui in Italia. Folle? Forse sì. Ma la storia economica italiana è costellata da imprenditori che hanno ottenuto successi e riconoscimenti nazionali ed internazionali, decidendo di dare vita alle loro idee in Italia, nonostante l’Italia”.

Tra questi il caso di ‘Grom’, una piccola gelateria nata a Torino nel 2002 e ora diventata una catena che si trova in tutto il mondo. Particolarità, per quei pochi che non lo sapessero, è la qualità delle materie prime utilizzate nella produzione dei vari gusti di gelato.Ma particolare è anche la filosofia che sta alla base di questo riconosciuto successo.
La riassume Guido Martinetti, il giovane imprenditore che ha messo in piedi quest’ambaradan con il suo amico Federico Grom, anche in questo breve e recentissimo reportage  “Gli innocenti non sapevano che l’impresa era impossibile, per questo la fecero”.

Che questa storia sia ‘romanzata’ per le telecamere e le pagine dei giornali, è probabile. Il punto centrale però, e dev’essere reale, è che questo imprenditore ha deciso di fare qualcosa per cambiare. Vita, lavoro, mentalità.

“….ci si continua a illudere, aspettando la svolta che ci rassicuri sulle possibilità di cambiamento dell’essere umano. Credo sia per questo che al cinema e nei romanzi amiamo le storie dove il protagonista si trasforma e cambia. Perché nella vita non succede quasi mai. Si resta aggrappati alle proprie granitiche incertezze, al trauma infantile (….) alla reazione automatica che ti induce a comportarti sempre allo stesso modo, a pensare sempre le stesse cose, a nutrire sempre le stesse aspettative: per esempio che gli altri possano cambiare, mentre spesso il primo che non riesce a farlo sei tu”. Parola di Massimo Gramellini, editorialista della Stampa, nel suo
Buongiorno
di martedì 12 giugno.

Ma chi l’ha detto che per cambiare vita bisogna per forza ‘mollare tutto e andarsene via’? E se cominciassimo dalle piccole cose di ogni giorno? Non vorremmo mica diventare come il ragionier Fantozzi ‘Sveglia, caffè….”

 

Sabrina Maio