Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: venerdì, 22 giugno 2012 - 10:39:56

Le interviste di PC. Parliamo di...GIORNALISTI

Facciamoli parlare in prima persona. Chiediamo loro come si è svolto il loro percorso, se lo rifarebbero, se sentono di aver realizzato il loro progetto di vita professionale... Chiediamo i perché sì o i perché no del loro lavoro... Professionisti e lavoratori, con qualifica o senza, a partita iva o dipendenti, tutelati o precari... Tanti autoritratti per scoprire altrettante figure professionali, per chiarirci le idee, scoprire una curiosità inaspettata, sfatare un mito, magari per prendere o riconfermare una decisione, ascoltando chi "ci è già passato".

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Oggi parliamo di PROFESSIONISTI DELLA COMUNICAZIONE_3: GIORNALISTI.

Insieme a Davide, trentacinquenne, giornalista di provincia ma non troppo, della carta stampata e televisivo, che, pur accusando tutte le problematicità della professione, ne continua a "subire il fascino"...

 

D. Raccontaci il tuo percorso (Il tuo lavoro prevede un percorso formativo specifico. Quando hai deciso di intraprenderlo? In base a quali considerazioni l'hai intrapreso? Non hai mai avuto ripensamenti? Quello che fai oggi è in linea con quello che - quando studiavi - pensavi sarebbe stato il tuo lavoro? Dopo gli studi hai dovuto affrontare una lunga "gavetta" o sei entrato subito nel vivo della professione? La tua professione prevede un percorso di carriera lento o veloce?)

R. Direi che, quando sono partito con la carriera giornalistica, non l'ho fatto per vocazione, almeno all'inizio: sono arrivato alla carta stampata grazie alla mia professoressa di italiano delle superiori che lavorava già per un giornale e, poiché aveva notato che scrivevo temi piuttosto belli (che mi sono valsi anche una lite per i miei diritti in sede di esame di maturità!), mi ha proposto di andare alla redazione di un neonato settimanale locale a cercare spazi; che in effetti ho trovato. L'idea di scrivere c'era, con decine di racconti che non ho mai avuto il coraggio di pubblicare, ma scrivere per la stampa, mio dio, mai! La gavetta è stata lunga: prima la tessera di pubblicista e poi l'amore innegabile e inevitabile per la professione, specie giunto in televisione perché, all'ascoltatore o al lettore questo sfugge, ma in televisione, hai 7, forse 8 ore, per fare un'edizione, raccogliere almeno 8 o 9 notizie da servizio, più altre brevi, mentre con il settimanale hai dei giorni e i giorni sono fatti di molte, moltissime ore... Mentre studiavo sapevo già che il giornalismo avrebbe potuto essere uno sbocco ma l'idea di poter arrivare ad avere delle pagine non era nelle mie corde. In più, ero pendolare dalla "capitale del Regno", Torino, quindi... Va detto anche che in alcuni casi, con la testa di un ragazzino, certe occasioni le ho buttate al vento. Ma si vede che doveva andare comunque così, in attesa di tempi più maturi.
 
D. Tre motivi per consigliare un percorso come il tuo

R. Direi nessuno. Cioè, oggi scrivono in tanti come ultima spiaggia pur di dire di avere un lavoro, scrivono in tanti, ma spesso, in realtà, non scrivono bene. Io è 10 anni che faccio questo mestiere e so per certo che di soldi se ne prendono pochi, di tempo se ne impiega tantissimo e dimenticarsi ferie, giorni di festa, ferie pagate e quant'altro... Si resiste solo se si è abbracciato il lavoro e tutto quello che ne consegue.
 
D. Tre motivi per NON consigliare un percorso come il tuo
Poche certezze, pochi soldi, tantissime responsabilità.

 
D. A oggi, professionalmente, puoi dire di sentirti "realizzato"? Perché sì o perché no?

R. Posso dire di sentirmi realizzato perché lavoro in una TV e in un settimanale, che è la versione più comoda di giornalismo che io conosca, perché ogni giorno pubblichi in tv e poi recuperi con calma per il giornale, ma si devono fare bene i conti e avere speranze di introiti giusti, cosa che spesso manca...
 
D. Come pensi che la "crisi" influirà sulla tua professione e il suo mercato di riferimento? La tua è una professione adatta al periodo che stiamo attraversando?

R. Ovviamente no, l'assegnazione delle frequenze televisive ne è la conferma, è un meccanismo nel quale guadagnano davvero solo i padroni delle tv e dei giornali. A livelli bassi, si guadagna poco e si devono ingoiare rospi, ma se ci si sente appagati di una pagina tutta propria o di un titolo in prima, beh, questo aiuta a resistere. Poi, si stringe la cinghia come tutti perché, alla fine, si sanno le cose prima di tutti e, soprattutto, tanti le vengono a sapere grazie alle tue parole. E questo è forte, non ci sono storie...
 

intervista a Davide Rabaioli, davide.rabaioligmail.com


Laura Chiara Colombo