Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: lunedì, 25 giugno 2012 - 11:04:53

Metodo infallibile per (non) trovare lavoro

È cosa nota: non esistono metodi infallibili per trovare lavoro, tuttavia esistono senza ombra di dubbio strategie infallibili per non trovarlo: una di queste è iscriversi a un corso di laurea dalla celeberrima dicitura “per disperati” (incredibilmente, in base ai dati che trovate di seguito, fanno parte di questa ambita categoria biotecnologie e giurisprudenza, e non invece – poniamo – filosofia!).

Per sondare queste strategie facciamoci aiutare da alcune statistiche ufficiali, nonostante la loro arcinota noiosità e la loro forma incurabilmente logorroica. Talvolta, si sa, le statistiche sono fuorvianti, eppure i “dati bruti” conservano una qualche verità – a saperli interpretare.

La fonte migliore per farsi un’idea del livello occupazionale legato alla propria laurea (nell'ipotesi che si disponga di una laurea, cosa per altro non obbligatoria né, in fondo, particolarmente vantaggiosa) è rifarsi alle statistiche minuziose (e pubbliche) di Almalaurea.

Riporto solo alcuni dati desunti da una lunga trafila di percentuali disaggregate per facoltà universitarie. Vi verrà il mal di testa a leggere i numeretti a cui vi rinvio nel link, per questa ragione ho stilato di seguito una breve sintesi dei dati interessanti.

Nel 2011 ci sono stati circa 185.000 laureati e, cosa incredibile!, Almalaurea ne ha intervistati circa 163.000 (a suo tempo, ero stato anch'io tra quelli), quindi una percentuale molto alta. La media di coloro che lavorano – indipendentemente dal tipo di contratto – a 1 anno dal conseguimento della laurea è del 47,8%.

Intuitivamente e impulsivamente direi che è decisamente bassa! Immaginatevi i restanti, il 52,2% di 185.000, ossia 96.570 giovani poco più che venticinquenni – disperato più, disperato meno – che per un anno intero vanno ad ingrossare le fila di coloro che sprecano il tempo al bar, davanti a una macchinetta mangiasoldi! Alcuni di loro anche per più di un anno...

Per comodità suddivido le facoltà in quattro gruppi in base alla percentuale di laureati a un anno dal titolo, cioè in: 1. molto inferiori alla media, 2. inferiori alla media, 3. superiori alla media e 4. molto superiori alla media.

  1. molto inferiori alla media:

    1. Scienze biotecnologiche (15,9%),

    2. Biotecnologie (17,6%),

    3. Scienze ambientali (26,8%),

    4. Giurisprudenza (29,4%);

  2. inferiori alla media:

    1. Studi orientali (31,3%),

    2. Beni culturali (31,7%),

    3. Bioscienze e biotecnologie (33,1%),

    4. Turismo eventi e territorio (33,3%),

    5. Chimica industriale (33,3%),

    6. Ingegneria industriale (34,9%),

    7. Lingua e comunicazione (34,6%),

    8. Scienze matematiche fisiche e naturali (35,5%),

    9. Scienze economiche e aziendali (36,2%),

    10. Lingue letteratura e cultura moderne (41,6%),

    11. Psicologia (42,1%),

    12. Conservazione dei beni culturali (42,9%),

    13. Scienze sociali politiche e del territorio (43,1%),

    14. Scienze umanistiche (43,2%),

    15. Lettere (43,8%),

    16. Economia (43,9%),

    17. Medicina veterinaria (44,0%),

    18. Comunicazione, relazioni pubbliche e pubblicità (44,4%),

    19. Scuola speciale per archivisti e bibliotecari (45,5%),

    20. Studi arabo-islamici e del Mediterraneo (45,6%),

    21. Scuola di ingegneria aerospaziale (45,8%),

    22. Architettura (45,8%),

    23. Ingegneria (46,1%),

    24. Scienze dell'educazione motoria (46,2%%),

    25. Scuola superiore di lingue moderne per interpreti e traduttori (46,5%),

    26. Scienze e tecnologie informatiche (46,9%),

    27. Agraria (47,3%),

    28. Filosofia (47,4%),

    29. Lingue e letterature straniere (47,6%);

  3. superiori alla media:

    1. Interpretariato e traduzione (48,1%),

    2. Scienze politiche (48,9%),

    3. Pianificazione del territorio (50,5%),

    4. Lingua e cultura italiana (51,1%),

    5. Scienze statistiche (51,5%),

    6. Scienze umane e sociali (52,2%),

    7. Scienze cognitive (52,3%),

    8. Design e arti (52,8%),

    9. Interfacoltà (54,4%),

    10. Sociologia (56,0%),

    11. Scienze della comunicazione (57,7%),

    12. Scienze della comunicazione e dello spettacolo (58,6%),

    13. Scienze del benessere (58,7%),

    14. Farmacia (59,6%);

  4. molto superiori alla media:

    1. Scienze della formazione (61,6%),

    2. Ingegneria dell'informazione (64,3%),

    3. Medicina e chirurgia (64,4%),

    4. Scienze della comunicazione e dell'economia (67,4%),

    5. Scienze dell'economia e della gestione aziendale (69,0%),

    6. Scienze manageriali (69,9%),

    7. Scienze motorie (70,6%),

    8. Arti, mercati e patrimoni della cultura (80,0%),

    9. Scienze politiche e delle relazioni internazionali (81,3%),

    10. Interpretariato, traduzione e studi linguistici e culturali (85,7%),

    11. Studi politici e per l'alta formazione europea e mediterranea (87,1%).

Abbiamo stilato così una sorta di graduatoria delle lauree più “convenienti” e più “sconvenienti” per quanto riguarda la speranza lavorativa.

A 3 anni dal conseguimento del titolo gli occupati diventano invece il 69,7% dei laureati contro il 47,8%. A 1 anno dal conseguimento l'età media è di circa 27 anni e mezzo, mentre a 3 dal conseguimento l'età media è un po' più alta in proporzione, cioè circa 30 anni, anziché 29 e mezzo (questo probabilmente perché la media di età dei laureati negli ultimi anni si è abbassata). Per un approfondimento ulteriore rimando ai dati ufficiali dell'Istat.

Naturalmente i dati andrebbero rielaborati meglio, anche a fronte del dato nazionale di una disoccupazione giovanile del 35,9% (altro dato Istat), riferita agli under 24, che non studiano ma cercano lavoro. Se paragoniamo questa percentuale con quella degli occupati laureati a 1 anno dal conseguimento del titolo (47,8%), che in media hanno 27 anni e mezzo, dovremmo concludere che la laurea non è così conveniente in ambito lavorativo. Tuttavia la percentuale dei laureati che non lavorano ma cercano lavoro è “solo” del 25,7%, mentre i non occupati sono per sottrazione il 52,2%.

Questi dati dunque non sono conclusivi, né riescono – come tutti i dati – a fornire una risposta definitiva. Tuttavia almeno dagli “estremi” possiamo trarre alcune indicazioni non trascurabili: se non volete trovare lavoro facilmente e in tempi brevi, dedicatevi pure con rassegnazione a quelle lauree che stanno nella fascia “molto inferiore alla media”; se invece vi sta a cuore lavorare (ossimoro che prima o poi dovrà essere approfondito!), impegnatevi in una delle lauree enumerate nella fascia “molto superiore alla media”.

Questo, ovviamente, se non avete ancora intrapreso gli studi universitari. A tutti gli altri posso dire, con rammarico certo!, che ormai la frittata è fatta, poiché di certo la vostra laurea non starà nella fascia “molto superiore alla media”...


Tommaso Scappini