Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: mercoledì, 27 giugno 2012 - 11:41:35

Gay e mondo del lavoro, un rapporto difficile

All’inizio di quest’anno la Fondazione Rudolfo Benedetti ha condotto una ricerca per verificare quanto incide l’orientamento sessuale dichiarato in fase di selezione.

I ricercatori hanno inviato a centinaia di aziende, tramite i siti Monster e Job Rapido, 2320 curriculum di candidati con una presunta "identità omosessuale" per sette ruoli professionali: segretario, receptionist, impiegato amministrativo, impiegato contabile, operatore di call center, addetto alle vendite e commesso.

I risultati sono stati raccolti in Dimensioni inesplorate della discriminazione in Europa: religione, omosessualità e aspetto fisico, che potete leggere in versione pdf o in versione infografica.

Cosa emerge? Emerge che la nostra società è fondata su maschi etero e donne belle; se non si rientra in queste categorie si è out, si è strani, si suscita orrore, disgusto, paura, sospetto, ecc. Queste reazioni non rientrano nello studio, sono a mia libera interpretazione, ma non possono che essere queste le cause di una discriminazione del 30% per i maschi con un orientamento omosessuale e del 18% per le donne non belle. I gay e le donne non belle faticano ad essere chiamati per un colloquio di lavoro.

Forse vi sembrerà normale, nel senso che questi numeri potrebbero essere paragonabili o addirittura più bassi della media dei non chiamati in generale e infatti avete ragione, perché il vizio di questi numeri e di queste ricerche è che non sono mai certi e quindi mai veramente scientifici, nonostante l’uso di metodi scientifici. Questo perché la quasi totalità delle persone evita di segnalare sul proprio c.v. il proprio orientamento sessuale, perché c’è un sentire comune che ci dice che certe cose è meglio tenersele per sé, perché tutti sappiamo quanti pregiudizi si nutrono verso gay e lesbiche, in ambito lavorativo e anche fuori da questo ambito. La ricerca, semmai, non fa che confermare ciò che già sappiamo.

Ma cosa succede ai gay/lesbiche sul luogo di lavoro, dopo aver avuto la fortuna di essere assunti?

Una indagine Istat segnala un 40,3% di discriminazione sul luogo di lavoro legata all’orientamento sessuale.

Anche l’International Lesbian and Gay Association riporta i dati, visualizzabili in una mappa geografica con una scala a punti, relativi a 49 paesi europei. L'Inghilterra è lo Stato più tollerante, con 21 punti, seguito da Germania e Spagna,  con 20 punti, poi Svezia, 18punti e Belgio, 17 punti. Indovinate quanti punti totalizza l’Italia? Siamo a 2.5 punti!

Sempre restando in tema di ricerche su questo argomento, Raffaele Lelleri, sociologo, e Luca Pierantoni, docente dell’Università di Bologna, su commissione del comitato organizzatore del Gay Pride, hanno condotto un sondaggio relativo al rapporto gay-mondo del lavoro. Potete leggere un’intervista a Raffaele Lelleri.

Il sondaggio ha anche individuato i settori dove è maggiore la presenza di occupati omosessuali:
88,3% nel mondo del no-profit, 86,4% nei servizi alla persona (86.4%), 82% nella Difesa (soprattutto non dichiarati), 80,7% nelle attività artistiche, ricreative e legate alla moda, infine, 79,4% nei servizi alle imprese (79,4%).
Un’altra indagine, questa volta condotta in Francia da Catherine Tripon, portavoce dell’associazione francese
L’Autre Cercle, ci segnala che il 53% degli LGBT (lesbiche/gay/bisex/trans) ammette di non poter parlare liberamente delle proprie preferenze sessuali.

Inoltre, sempre secondo l’indagine, l’industria e la scuola sono i settori più a “rischio” per gay e lesbiche, luoghi dove è meglio tacere sul proprio orientamento sessuale; nel primo settore perché la presenza di maschi “macho” è alta, nel secondo perché i genitori hanno il timore che la maestra/o o il professore/essa gay/lesbica possa avere un’influenza negativa sui propri figli.

Infine, dobbiamo ricordare che nella sigla LGBT sono raggruppate persone diverse e quindi con problematiche diverse; per esempio, se è difficile per gli omosessuali, ancor più lo sarà per  i transessuali. Ma in questo senso gli studi e le statistiche sono ancora abbastanza lacunose.

E poi, dobbiamo anche dire che ci sono enormi differenze tra le grandi città e le città di provincia, tra il Nord e il Sud e via così. Ma come ho detto prima, le statistiche non farebbero altro che confermare la nostra esperienza, diretta o indiretta che sia.

Vorrei segnalare il progetto dell’ArciGay ,“Io Sono Io Lavoro”. Questo ha come scopo la promozione dell'inclusione sociale e della lotta contro le discriminazioni sul lavoro delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali/transgender (LGBT).

 

Elisa Sanacore