Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: venerdì, 29 giugno 2012 - 10:45:06

La propaganda canadese

Se sei cittadino italiano e hai un'età compresa tra 18 e 35 anni, la prossima avventura che farai nella vita potrebbe portarti ovunque! Perché non venire in Canada e lavorarci grazie a Esperienza Internazionale Canada?

Il programma vacanza-lavoro promosso dal governo canadese funge, per migliaia di giovani ogni anno, da catapulta verso il più grande e vuoto stato del nord America. L’accordo bilaterale coinvolge una trentina di Paesi di Europa, Oceania, Asia e America del sud; la promessa è quella di un’esperienza indimenticabile nel paese delle mille opportunità, dei pari diritti, della tolleranza e della semplificazione (come piace ai nostri governanti).

I dati per l’Italia

Il candidato, dopo aver versato 105 € + l’importo per varie marche da bollo per ottenere tutti i documenti necessari alla presentazione della domanda, riceve una lettera da mostrare all’ufficio immigrazione, alla dogana dell’aeroporto.

Se si è in regola con i documenti (bisogna anche dimostrare di avere a disposizione 2.500 € e un’assicurazione sanitaria) si ottiene un permesso di soggiorno e di lavoro per 6 mesi, rilasciato immediatamente, non rinnovabile.

Il passo successivo è richiedere il S.I.N. (Social Insurance Number) per poter finalmente iniziare a cercare lavoro con tutte le carte in regola.

 

La mia Job Canadian Experience a due mesi dall’approdo a Toronto

Mi lancio alla ricerca di un posto di lavoro nel mio settore: i canali sono internet (sia siti di recruitment specializzati, sia strumenti on-line messi a disposizione dal governo canadese) e il “porta a porta”. Dopo un paio di settimane, l’epilogo di circa 200 invii e una decina di colloqui è lo stesso: “Siamo rimasti molto favorevolmente impressionati dal tuo portfolio, ma per un periodo così breve non è nei nostri interessi iniziare una collaborazione”.

Parecchie altre opportunità, invece, si sono volatilizzate per via della mia “non Canadian-Experience”. In pratica - mi hanno spiegato titolari e lavoratori locali - se non si ha esperienza di lavoro in Canada è molto difficile che qualcuno si interessi al tuo profilo.

Ma per fortuna qui ci sono associazioni che agevolano, attraverso tirocini pagati, l’inserimento di un professionista straniero qualificato nel proprio campo lavorativo. Mi iscrivo al programma ed ottengo un colloquio. Peccato che le mie capacità professionali non vengono riconosciute senza una traduzione della mia laurea: si può avere pagando solo 100 dollari. Nessun problema, salvo scoprire poi che i tirocini durano minimo quattro mesi e il tempo di attesa è minimo di due mesi. Esito dell’operazione: fuori tempo limite, non soddisfo i loro criteri.

Bé, ma io non ho la pretesa di arrivare in Canada a fare necessariamente il “mio” lavoro. Per questo fin dai primi giorni ho iniziato a lasciare il mio rèsumè (come qui chiamano il curriculum vitae) in qualunque locale pubblico del centro di Toronto che esponesse la scritta “Help wanted”. Cameriera, barista, cassiera: non mi pongo limiti. Così una copia leggermente artefatta del mio cv (purtroppo gli anni dell’università li ho sprecati lavorando per un quotidiano locale anziché in un bar) sta circolando per ogni pub, caffetteria, ristorante, bar e fast food della zona.

Come? Serve una licenza per lavorare come barista? Ah.

Mi iscrivo al corso (ovviamente a pagamento), passo l’esame, ho la licenza “Smart seve”.

Ma la concorrenza a Toronto è spudorata: spesso ci sono file di 20 persone per fare un colloquio e succede che nemmeno arrivi a parlare con il titolare.

E nella città multietnica per eccellenza, della tolleranza a tutti i costi e del “bello perché diverso” mi sento rispondere, a seconda dei casi, “Non so se riuscirai a soddisfare i clienti, per via della lingua” oppure, ancora una volta, “Hai un permesso di lavoro di soli sei mesi, non ci conviene prenderti”.

Bene, ci sono mille altri lavori che posso fare. Ad esempio so cucinare e lavare i piatti! Provo a lasciare rèsumè ai ristoranti che cercano “dishwasher” e “sandwich maker”. Sono quasi divertita quando mi sento rispondere ancora una volta “Non hai esperienza di lavoro in Canada” oppure “Serve un certificato per maneggiare il cibo” (un altro?!).

Dopo tre settimane di soggiorno canadese, mi metto in tasca tutti i miei certificati, i miei permessi, le mie licenze, la mia esperienza e trovo un lavoro temporaneo, in un pub, senza contratto e senza garanzie. Proprio nel paese in cui “lavorare senza contratto è impossibile”: questa sì che è fortuna!

 

Martina Bernareggi