Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: mercoledì, 4 luglio 2012 - 11:02:08

Conseguenze psicologiche di una disoccupazione prolungata

È di questi giorni il rapporto Istat sulla disoccupazione giovanile; esso si registra un incremento di disoccupati tra i giovani, ma la disoccupazione ormai investe tutte le fasce di età, anche quelle di adulti quarantenni e cinquantenni, per i quali è molto più difficile trovare un nuovo posto di lavoro una volta usciti dal mondo del lavoro e per i quali diventa anche più complesso emigrare all’estero.

Comunque, giovani o adulte che siano le persone, la condizione di disoccupazione, soprattutto se prolungata nel tempo ha effetti molto negativi a livello psicologico, sociale, relazionale e fisico.

Cosa accede dentro di noi e fuori di noi quando da tanti mesi, magari anche anni, siamo disoccupati o inoccupati? Qui di seguito provo a raccontare in modo discorsivo ciò che accade.

Accade che ci si sente incompetenti, non all’altezza delle aspettative del mondo del lavoro. Subentra un forte senso di inutilità, che non rimane limitato al campo professionale, ma si estende poi a tutti gli aspetti della vita.

Ci si sente inutili, per la famiglia, per i figli; ci si sente profondamente demoralizzati per non essere in grado di dare un futuro e una speranza ai propri cari. Subentra un profondo senso di umiliazione e di vergogna, che porta ad isolarsi dagli altri, vuoi perché non si hanno soldi per fare vita sociale, perché anche un caffè al bar costa, vuoi perché non si ha il coraggio di dire che si è un nullafacente, come se questa fosse sempre una colpa e non, spesse volte ormai, un destino avverso.

E non è vero che i disoccupati siano tutti parassiti, come qualcuno vuol fare credere. I parassiti esistono, certo, questi sono gente furba che sa cavarsela in ogni situazione, gente che sa come fare soldi nel bene e nel male. Ma qui sto parlando di gente onesta, che ha sempre fatto il proprio lavoro e che a un certo punto si ritrova su una strada perché l’azienda è fallita o si è trasferita nell’Est-Europa, perché là la manodopera costa meno. E parlo dei giovani che escono dalla scuola o dall’università e che ormai non sanno dove sbattere la testa perché hanno ricevuto così tante porte in faccia che ormai sono completamente storditi. E parlo di quei giovani che vanno al McDonald dalle 22 alle 2 di notte a fare panini per prendere qualche soldo e pagarsi le tasse universitarie, sperando che un domani, con una laurea in tasca, possano trovare un lavoro più decente, anche se sanno che sarà molto difficile trovarlo. E parlo di quei giovani che a causa della precarietà si sentono precari in tutto, soprattutto nel loro futuro; l’impossibilità di programmare la vita, di pensare di mettere su casa e famiglia propria, si vive alla giornata e si sta a vedere cosa succederà. E intanto si affidano ai genitori, loro giovani e forti, ventenni e trentenni che vivono sulle spalle della famiglia e vengono etichettati bamboccioni da chi ha una lettura semplificata della realtà. E continuano a subire, impotenti.

E quali possono essere gli effetti nelle non risposte alle decine di c.v. che ogni giorno vengono spediti alle aziende e delle altre decine depositate presso i Centri per l’impiego o le agenzie di lavoro interinale? Forse l’1% si degna di dare una risposta, fosse anche negativa, ma almeno è una risposta, che si dovrebbe dare per correttezza e invece non viene fatto.

L’effetto è che uno comincia a percepirsi come invisibile, non solo inutile, ma proprio non esistente; lui parla, si fa sentire, vedere, ma gli altri lo ignorano, non gli rispondono, sembrano proprio non accorgersi di lui.

E camminando per strada vede oggetti che sa di non poter comprare, né per lui né per i figli ed è dura. E ci si sente in colpa per non essere capaci di dare alle persone che amiamo le cose che vorrebbero e che avrebbero bisogno. Ci si sente privati e deprivati, spesso dell’essenziale… eppure le bollette arrivano sempre puntuali e le devi pagare, non c’è verso, altrimenti ti tagliano la fornitura del gas e della luce. E magari il telefono lo hai già disdetto perché ti arrangi con il cellulare, così puoi calcolare la spesa e dire ai parenti, agli amici e ai conoscenti di chiamarti.

E diventi un creativo della vita, ti inventi mille escamotage per ridurre le spese all’osso, per preparare una cena saporita con due uova, pasta e una scatola di piselli.. buona e costa poco.

I disonesti o i disperati, poi, sono capaci di inventarsi soluzioni più rischiose, che fanno precipitare la situazioni in un baratro più profondo.

Eppure, si cerca di tenere sempre duro, si cerca di non perdere la speranza, ma a furia di tenere duro si indurisce il corpo e il ci si ammala, non si dorme più o si dorme male; si sentono i muscoli contratti come legno e non si riesce mai a rilassarsi veramente. E allora per rilassarsi e dimenticare i guai, almeno per un momento, si comincia a bere o si comincia a fumare una canna o a prendere qualche “pasticca”. Ma questi tentativi di evasione durano poco e subito dopo ci si ritrova nella dura realtà… e allora alcuni eccedono e continuano a bere e a drogarsi, con conseguenze disastrose a livello personale e familiare.

E a tenere duro ad oltranza succede anche che ti si indurisce il cuore, non solo il corpo; e se il cuore si indurisce poi si diventa aggressivi, cattivi, egoisti, menefreghisti e si comincia ad alzare la voce e magari anche ad alzare le mani, sui figli, sulla moglie, sulla fidanzata, sull’amico, sul conoscente. E si rischia di diventare violenti e non si sa dove può portare la violenza.E alla fine il proprio mondo si chiude su se stesso e chiedere aiuto diventa difficile, vuoi per il senso di vergogna e di colpa di cui parlavo prima, vuoi perché non sempre è possibile ricevere aiuto dalla famiglia o da istituzioni proposte a dare aiuto o dallo stesso Stato che di soldi per gli aiuti ne ha dati e sprecati molti e ora non ne ha più.

Insomma, questa è più o meno la condizione di un disoccupato da lungo periodo, poi, ovvio, le situazioni sono diverse da persona a persona e fortunatamente non tutti arrivano a condizioni così disastrose, ma il rischio c’è ed è grande.

 

Elisa Sanacore