Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: lunedì, 9 luglio 2012 - 10:53:40

Riflessioni precarie: e mo' che faccio???

 “Finalmente, eccomi mondo”. E’stato questo il primo pensiero che mi è passato per la mente, appena laureato. Bè, dopo qualche anno, mentre il mondo si faceva grasse risate, mi ritrovo in un punto non molto lontano da dove ero partito: disoccupato, con prospettive precarie, ma reso un po’ più furbo dall’esperienza. Ma partiamo dal principio, quando, appena conseguiti laurea/diploma/licenza elementare, vi ponete l’amletico quesito: “e mo’ che faccio”?

Smaltita la sbronza del post-libertà-scolastica, per quelli che non si prendono l’anno sabbatico, c’è, ovviamente, da trovarsi un lavoro. A meno che non siate di famiglia ricca, con il posto già pronto, preparatovi da mamma e papà, l’unica alternativa che vi resta è cercarvelo da soli. Ma come e dove? Innanzitutto, partite dal dove: vuoi restare nella tua città o sei un tipo avventuroso e hai voglia di scoprire nuovi posti, in Italia o all’estero? Io appartengo alla seconda categoria, per la verità ci sono stato quasi costretto, essendo del Sud: non è per niente un luogo comune che, per i bimbi freschi di scuola, specie laureati, le opportunità di lavoro siano troppo poche e troppo spesso in nero.

La scelta del dove non è per niente secondaria: ovviamente, le grandi città (Roma, Milano, Torino, Bologna, Londra, New York, ecc.) restano la prima scelta, perché offrono più opportunità (sì, anche in tempi di crisi), ma molto dipenderà da che tipo di preparazione avete. Siete dei ragionieri o avete, comunque, una specializzazione economica? Principalmente città finanziarie come Milano, Londra o New York, devono essere il vostro obiettivo. Avete studiato giornalismo? Sempre Milano e Roma, tanto per restare in Italia, sono le mete prefissate, perché sedi dei periodici italiani più importanti.

Prima di preparare le valigie, però, chiedetevi a quale specie umana appartenete: a quella dei maniaci pianificatori o a quella degli squilibrati avventurosi? Personalmente, ho provato la seconda, cioè sono partito senza informazioni, senza programmazione, con pochi spiccioli in tasca e qualche vaga idea. Col senno di poi, vi consiglio caldamente la prima specie, cioè quella di chi segue la massima: “fai un piano e rispettalo fino in fondo”. Sarà meno avventuroso, ma più sicuro e tranquillo, date retta a un cretino.

 

Danilo Sanna