Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: venerdì, 13 luglio 2012 - 11:01:47

Le interviste di PC. Parliamo di...SENIOR EDITOR

Facciamoli parlare in prima persona. Chiediamo loro come si è svolto il loro percorso, se lo rifarebbero, se sentono di aver realizzato il loro progetto di vita professionale... Chiediamo i perché sì o i perché no del loro lavoro... Professionisti e lavoratori, con qualifica o senza, a partita iva o dipendenti, tutelati o precari... Tanti autoritratti per scoprire altrettante figure professionali, per chiarirci le idee, scoprire una curiosità inaspettata, sfatare un mito, magari per prendere o riconfermare una decisione, ascoltando chi "ci è già passato".

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Oggi parliamo di PROFESSIONISTI DELLA COMUNICAZIONE_4: SENIOR EDITOR.

Insieme a DAPHNE, quarantenne editor di lunga esperienza, approdata all'editoria in tempi non sconsiderati, partita con la correzione di bozze e in grado, oggi, di costruire un libro dall'idea alla tipografia, essendo passata dalla grande Casa editrice al piccolo Editore di nicchia attraverso lo studio editoriale specialistico.

D. Raccontaci il tuo percorso (Il tuo lavoro prevede un percorso formativo specifico. Quando hai deciso di intraprenderlo? In base a quali considerazioni l'hai intrapreso? Non hai mai avuto ripensamenti? Quello che fai oggi è in linea con quello che - quando studiavi - pensavi sarebbe stato il tuo lavoro? Dopo gli studi hai dovuto affrontare una lunga "gavetta" o sei entrato subito nel vivo della professione? La tua professione prevede un percorso di carriera lento o veloce?)
R. All'editoria sono giunta un po' per caso, avendo in mente più che altro di dedicarmi agli Uffici-Stampa e all'organizzazione di eventi musicali. Parliamo di 15 anni fa, quando una giovane e brillante laureata in Lettere, indirizzo Scienze Umane (con precedente maturità classica, ottima capacità di scrittura, un praticantato giornalistico in corso e la certezza granitica di NON voler fare l'insegnante) poteva fare una certa gola a un noto studio editoriale, pressoché esclusivista di una grande Casa editrice, per essere iniziata al lavoro dell'editor, ovvero quella figura che è in grado di portare un'opera letteraria alle condizioni di necessaria impeccabilità per poter essere pubblicata. La mia gavetta l'ho fatta tutta sulla saggistica e i grandi volume d'arte multilingua, in assoluto tra i più complessi da concertare e verificare, pieni come sono di apparati. Sono stati anni stimolanti, interessanti, soddisfacenti, pieni della sensazione di star facendo ciò per cui mi ero preparata. Certo, già all'epoca era necessario "pendolare" su Milano, gli orari erano scomodi, si viaggiava già coi primi co.co.co. e le retribuzioni non erano certo da capogiro ma, tant'è, sono riuscita a sposarmi e a comprar casa proprio in quel periodo. Né allora, né dopo è stato sufficiente "fare solo l'editor": è sempre stato necessario integrare quel lavoro con altri - giornalismo per testate locali, lavori di segreteria, traduzioni, etc... - ma la sensazione era comunque quella di starsi costruendo una professionalità precisa e spendibile.
 
D. Tre motivi per consigliare un percorso come il tuo
R. All'epoca avrei detto: grande soddisfazione per chi ami le cose ben fatte, possibilità di studiare e aggiornarsi continuamente, possibilità di frequentare situazioni e ambienti culturalmente stimolanti. Oggi direi esattamente le stesse cose, ma con la consapevolezza che quella dell'editor di alto profilo è una figura destinata a scomparire o quasi in quanto costosa e riservata a produzioni editoriali di pregio che hanno sempre meno mercato.
 
D. Tre motivi per NON consigliare un percorso come il tuo

R. Assenza quasi totale di prospettive per questa figura professionale (a tutti gli effetti in ripiegamento); assoluta sproporzione tra il grado di preparazione e impegno richiesti e ciò che il mercato offre a questi professionisti; abbassamento costante della produzione editoriale che rende non più concorrenziale il lavoro in qualità che questo ruolo prevede.
 
D. A oggi, professionalmente, puoi dire di sentirti "realizzato"? Perché sì o perché no?
R. Posso dire di sentirmi realizzata circa quello che SO fare: sono arrivata ad avere delle competenze complete e sono in grado di gestire i (pochi) lavori che mi vengono commissionati in totale autonomia e con grande soddisfazione mia e del cliente. Tutto ciò, però, viene fortemente ridimensionato dalle difficoltà che si incontrano e che quasi IMPEDISCONO di svolgere questo lavoro: committenze in calo, lavori sempre meno qualificati/qualificanti, tariffe che precipitano verso il basso, trascinandosi dietro il livello della professionalità stessa... Un settore nuovo e in crescita è certamente quello dell'editoria multimediale, che offre nuove possibilità (richiedendo tuttavia un ulteriore sforzo di aggiornamento a chi lavorava per la carta stampata) ma che - con buona pace di chi profetizza la morte del libro - non ha veramente nulla a che fare con la "produzione di libri" tradizionalmente intesa, soprattutto se pensiamo, come si diceva, alla nicchia editoriale di pregio, con opere di grande formato, con predominanza della parte fotografica e con contenuti accademici.
 
D. Come pensi che la "crisi" influirà sulla tua professione e il suo mercato di riferimento? La tua è una professione adatta al periodo che stiamo attraversando?
R. La crisi sta uccidendo il lavoro dell'editor già da diversi anni. E quindi, laddove qualcuno mi chiedesse se consiglio questa professione per il presente, gli risponderei assolutamente di NO. Sapere che un giovane, oggi, prova interesse per il mondo dell'editoria mi spingerebbe a scoraggiarlo nel modo più categorico, a meno che non si tratti di una passione coltivata non a scopo lavorativo ma di puro piacere personale.
Le professionalità editoriali sono state svuotate di valore benché richiedano una preparazione a 360 gradi in termini culturali (è necessario essere un po' dei tuttologi, padroneggiare realmente delle lingue straniere, avere una solida formazione di base e una propensione all'aggiornamento costante, essere fantasiosi e creativi e saper scrivere giusto un filo meno che se si fosse gli Autori... e talora meglio di loro!). Il lavoro è sottopagato in maniera a volte drammatica e volte addirittura ridicola e non se ne parla di sperare in inquadramenti o riconoscimenti che consentano di affrontare progetti famigliari o gestire, ahinoi, periodi di malattia o difficoltà. Tornando indietro a quando ho iniziato io, a fine anni Novanta, vedo uno scenario che già metteva l'editor tra le profesioni non remunerative ma ci si consolava con la sensazione di aver fatto della propria passione  un mestiere. Oggi non c'è che una folle deregulation che ha scardinato il settore e disperso il know how di molti... Ci sarebbe bisogno di una completa rivoluzione delle mentalità, del costume e dei meccanismi economici di base perché un settore come l'editoria riprendesse vigore... Al momento, pura utopia.


Laura Chiara Colombo