Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: mercoledì, 25 luglio 2012 - 11:05:44

QUANDO "IL LAVORO IN BANCA" DIVENTA REALTA'

Stefania, poco più che trentenne, sposata e madre di un bambino piccolo, oggi lavora in Banca con un contratto a tempo indeterminato.

Ma come ha fatto? Infatti, sembra quasi un miraggio oggi parlare di contratto a tempo indeterminato, visto che le ultime statistiche ci dicono che solo 3 assunzioni su 10 sono a tempo indeterminato.

E poi… una giovane donna con una maternità in corso? Quando sappiamo che ci sono datori di lavoro che fanno firmare fin dall’inizio una lettera di licenziamento in caso di gravidanza.

Ma sentiamo cosa dice Stefania del suo personale percorso e di cosa significa oggi lavorare per un istituto bancario.  

       1) Qual è stato il motivo principale che l’ha portata a scegliere di lavorare in Banca?

Alla fine è stato un insieme di motivi:  a quell’epoca stavano iniziando i progetti di matrimonio e, poiché sia io che il mio futuro marito lavoravamo per la stessa azienda (un call center con turni 7 giorni su 7 da mattina a sera), ho iniziato a pensare a un tipo di lavoro che potesse offrirmi orari più ‘umani’ e che fosse adeguato al mio diploma (ragioneria). Poi c’è da dire che anche il mito del contratto bancario è stato un bel fattore determinante!

       2) Terminati gli studi quanto ha dovuto attendere prima di trovare un lavoro a tempo indeterminato?

Mi sono diplomata nel 1996 ed il primo contratto a tempo indeterminato (il call center di cui accennavo prima) l’ho ottenuto nel 1999. Poiché a quell’epoca studiavo all’università non stavo cercando lavoro in maniera fissa…. Diciamo che è stato un colpo di fortuna.

       3) Come si fa a trovare un lavoro in Banca? Basta inviare semplicemente il c.v. o ci sono bandi o altri strumenti di selezione?

Dipende dall’istituto bancario, c’è quello che crea dei bandi appositi, c’è quello che crea un apposito formulario sul proprio sito internet, c’è quello che ancora guarda i curriculum cartacei…. Bisogna provarle tutte, insomma. Quello in cui le banche, forse, si eguagliano, è l’iter di selezione (scrematura candidature, primi test scritti di gruppo, vari colloqui conoscitivi con gruppi più ristretti ed infine colloqui individuali).

       4) Quali sono attualmente i criteri principali che vengono applicati nella selezione dei candidati?

Non ne ho la minima idea, quando ho partecipato alle selezioni pensavo di essere penalizzata perché non ero laureata e invece mi hanno chiamata lo stesso. Poi, durante i test ed i colloqui, ho avuto l’impressione che avessero privilegiato gli aspetti di relazione, collaborazione e…. ovviamente, di capacità di vendita e raggiungimento degli obiettivi.

        5) Lei si ritiene soddisfatta del lavoro che fa? E se sì per quali motivi?

Si, sono soddisfatta. Penso di essere fortunata perché, comunque, il posto in banca è ancora un ottimo posto di lavoro, offre molte tutele e una qualità di vita più che accettabile. Gli orari sono ottimi e permettono di conciliare anche la propria vita familiare (ora che sono mamma lo apprezzo più che mai). E poi è molto vario, ormai in banca si fa di tutto e la struttura che c’è alle spalle è immensa…. Insomma, se si ha voglia, le possibilità di trovare qualcosa che piaccia ci sono. E poi a me piace il contatto col pubblico, alla fine è l’aspetto che mi rincuora e mi soddisfa di più.

       6) L’ambiente bancario è un ambiente competitivo? E, in particolare, una donna quali ostacoli incontra, in quanto donna?

Non è l’ambiente ad essere competitivo, sono le persone! Quindi varia da filiale a filiale, da ufficio interno a ufficio interno, da area geografica ad area geografica…. Dipende! Ci sono persone ambiziose e persone non ambiziose. E fra quelle ambiziose ci sono quelle molto corrette che non ledono gli altri nella loro corsa agli obiettivi personali e quelle che, invece, qualche piedino lo calpestano……io ho incontrato e visto un po’ di tutto. Non mi sembra che ci siano discriminazioni fra uomo e donna, chi ha voglia e si impegna, sempre con qualche compromesso, qualcosa ottiene. Gli ostacoli una donna li ha nella vita, non solo sul posto di lavoro, quindi non mi sento più o meno ‘messa da parte’o penalizzata.

       7) Può una donna aspirare e, soprattutto. raggiungere i vertici del sistema bancario, come Direttore, Consigliera di Amministrazione, o addirittura Banchiera?

Mah, non so…. Nella banca per la quale lavoro ci sono donne che ricoprono ruoli al vertice del sistema ma… non so perché e non so spiegarlo…. Una donna banchiera mi pare che in Italia ancora non ci sia (il vice direttore generale di Bankitalia, però, è donna). Non so, è come immaginare un papa donna…… non si vedrà mai.

        8) Lei ha un marito e un bambino piccolo. Personalmente riesce a conciliare gli impegni familiari con la vita lavorativa?

Un po’ a fatica ma mi pare di farcela. Certo, senza nonni, senza scuola, non sarebbe proprio possibile, dovrei stare a casa.

        9) L’ambiente bancario è un ambiente che lei consiglierebbe a una persona giovane in cerca di lavoro, che abbia ovviamente i requisiti necessari?

Se questa persona sta cercando un lavoro come dipendente, è disposta a lavorare ‘maneggiando’ denaro altrui ed è disposta a rinunciare all’idea di fare di una propria passione un lavoro, allora si. Mi spiego meglio: un pittore o un cantante o un giardiniere che vuole fare della propria passione il suo lavoro potrei vederlo in banca solo per un periodo limitato, ecco!

       10) L’attuale crisi ha creato una certa avversione verso “le Banche”. Come operatrice nel settore lei percepisce questa diffidenza della gente comune su di sé?

La frase ‘voi siete dei ladri’ la dicevano anche prima e, a dire il vero, la sentivo anche quando lavoravo al call center (era un call center assicurativo). Secondo me, l’italiano, per pigrizia e comodità si nasconde dietro a luoghi comuni e frasi fatte…. Io non ho mai visto nessuno fare casino con un benzinaio per il prezzo della benzina che continua a salire anche se il prezzo del petrolio al barile è sceso…….. Quello che crea maggiori difficoltà è un’esperienza diretta e personale negativa: un investimento andato male, un finanziamento rifiutato o anche solo un’incomprensione circa il funzionamento di un servizio/prodotto fanno ‘chiudere a riccio’ le persone. E questo rende difficile instaurare una relazione di fiducia col cliente. Perché poi, alla fine, gira tutto intorno a quello, se il cliente non ti vede come una persona di cui fidarsi, ti riduci ad essere un oggetto di servizio, come se stesse prendendo un caffè ad un distributore automatico di bevande….. non so se rendo l’idea!

 

Elisa Sanacore