Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: martedì, 7 agosto 2012 - 15:02:32

Sottoscriviamo questo manifesto e smettiamo di essere 'perduti'

Punto 5: Fiducia.

Siamo stanchi di facili disfattismi e diagnosi che, sottraendoci la speranza, ci negano la possibilità di progettare e sognare. Abbiamo deciso di avere fiducia in noi stessi perché siamo convinti di essere una risorsa per il Paese e chiediamo fiducia per non essere considerati prima eterni ragazzi che non sono ancora pronti, e poi errori di percorso da non ripetere e che basta dare per persi.

Mi aveva già convinta il punto uno (Rispetto) così appena sono arrivata in fondo al Manifesto della Generazione Perduta ho subito sottoscritto il documento.
Se prima eravamo in due a urlare contro il cielo, adesso siamo in tre a urlare contro il cielo, e se prima eravamo in tre adesso siamo già centinaia e possiamo diventare migliaia…
L’ho trovato. Ho trovato il coro a cui possiamo unirci e farci sentire davvero. Perché adesso tocca a noi ed è ora che lassù se ne accorgano. Punto.

Ha preso forma pochissimi giorni fa il Manifesto della Generazione Perduta, “quella dei 30-40enni italiani per i quali lo Stato non potrebbe far altro che limitare i danni – come ha dichiarato il presidente del consiglio Monti in una recente intervista – perché è ormai troppo tardi per offrirci speranze e futuro”.

Eccoci, siamo noi quelli della ‘generazione perduta’, “eppure non ci sentiamo ‘perduti’. Né abbiamo voglia di rassegnarci ad un destino che altri hanno scritto per noi, anche se siamo consapevoli che molti di noi per troppo tempo hanno atteso che ‘altri’ si occupassero dei nostri problemi. Per questo motivo, siamo convinti che non possono essere gli stessi che ci hanno condotto sin qui a farci uscire da questo guado, soprattutto se la loro più elevata ambizione è quella di limitare i danni”.

Evvai! Visto che cominciamo ad essere in tanti a voler far qualcosa per riprenderci il nostro futuro?

Il progetto è nato e vive in rete e conta sul passaparola. Detto, fatto. Eccomi ad amplificare, per quanto io possa fare, questo messaggio.
E’ scritto chiaramente dai promotori che l’iniziativa non ha come scopo quello di creare un’associazione o un movimento politico,  “né cerchiamo o vogliamo – si legge - padrini di alcun tipo. Siamo professionisti, dirigenti, giornalisti, docenti, ricercatori, imprenditori, cocopro, che non vogliono – e, visti i risultati, non possono – delegare ancora ad altri il compito di scrivere il proprio futuro e quello dell’Italia. Vogliamo impegnarci, ciascuno nel proprio ambito di competenza, a scrivere per noi e per il Paese un destino diverso rispetto a quello al quale chi ci ha governato sin qui ci vorrebbe inesorabilmente condannati, perché siamo convinti di essere una risorsa per il Paese troppo a lungo ignorata e sacrificata. E’ arrivato il momento, prima che sia davvero troppo tardi, di ritrovarci, contarci ed aggregarci attorno ad alcune parole chiave, cinque tag dai quali ripartire.

Eccoli:

1. Rispetto

È innanzi tutto quello che chiediamo a chi ci ha condotto a questa situazione ed oggi pretende di tenerci ancora ai margini delle decisioni che riguardano il nostro presente ed il nostro futuro, e quindi quello del Paese, raccontando che per noi è troppo tardi per fare qualsiasi cosa. Rispetto è quello che diamo e promettiamo alle generazioni che ci hanno preceduto, ma alle quali chiediamo ora di passare il testimone. Senza ’guerre generazionali’ ma seguendo il normale ordine delle cose.

2. Merito

Non chiediamo favori o ’quote giovani’ che tanti danni hanno già fatto al Paese. Vogliamo impegnarci per l’affermazione di una vera cultura del merito che premi i migliori e porti con sé un’etica delle responsabilità per la quale essere giovani non debba essere un vantaggio, ma non rappresenti nemmeno un ostacolo. Un Paese che non si doti delle necessarie regole per garantire il merito, oggi rinuncia alle migliori energie ed idee che ha a disposizione. Non perde solo una generazione, ma perde sé stesso.

3. Impegno

Vogliamo recuperare la dimensione perduta dell’impegno. Quella dimensione che ci porta ad essere cittadini attivi nel lavoro, nella società, nella famiglia. È una dimensione troppo spesso dimenticata in questo Paese in favore proprio di quei disvalori (clientelismo, corruzione, lottizzazioni) che ci hanno condotto nella situazione attuale.

4. Progetto

Abbiamo voglia di recuperare progettualità individuale e collettiva. La prima che ci permetta di avere un mutuo, comprare casa, fare figli. La seconda che ci consenta di disegnare il Paese che vogliamo: più moderno, solidale, competitivo. In grado di superare le contingenze guardando sempre al proprio futuro con un obiettivo chiaro.

5. Fiducia

Siamo stanchi di facili disfattismi e diagnosi che, sottraendoci la speranza, ci negano la possibilità di progettare e sognare. Abbiamo deciso di avere fiducia in noi stessi perché siamo convinti di essere una risorsa per il Paese e chiediamo fiducia per non essere considerati prima eterni ragazzi che non sono ancora pronti, e poi errori di percorso da non ripetere e che basta dare per persi.
Utopia? Magari, ma perché non provarci….
Qui trovate tutte le info e potete sottoscrivere il manifesto. C’è anche la pagina facebook dove si può mettere il mi piace
La mia firma è al numero 406. La vostra? Ci contiamo anche qui?

 

Sabrina Maio