Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: mercoledì, 12 settembre 2012 - 15:16:30

Italia: 42° posto nella graduatoria per innovazione e competitività 

Un recente documento del UIL RUA (Unione Italiana del Lavoro e Ricerca Università Afam) datato 6 settembre 2012, dal titolo Qualcosa c’è, ma non basta!, ci presenta alcune brevi valutazioni sulle misure del DL n. 83/12 in tema di Ricerca e Innovazione.

Come dice il titolo del documento qualcosa si è fatto, ma è ancora poco. Infatti, il “contributo sotto forma di credito di imposta per le imprese di qualsiasi settore e tipologia che assumano a tempo indeterminato personale in possesso di dottorato di ricerca o di laurea magistrale in discipline di ambito tecnico scientifico impiegati in attività di ricerca e sviluppo” potrà finanziare “circa 2000 nuove assunzioni per il 2012 di laureati scientifici e dottori di ricerca e 4000 nuove assunzioni per il 2013”.

In tempi di magra, come si suol dire, si prende il poco che c’è. Ma a fronte di queste modeste cifre, c’è da chiedersi quanto valgano i proclami ufficiali e reiterati di Ministri, Primo Ministro, politici, sindacati e imprenditori;  proclami che recitano: “Dobbiamo puntare sulla ricerca e sulla innovazione”.
Bellissimo e verissimo slogan, ma un Paese come l’Italia, che fa parte del G8, cioè del gruppo delle otto principali potenze più industrializzate del mondo: Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Canada, come è possibile che sia al contempo al 42° posto nella graduatoria per innovazione e competitività, secondo il World Economic Forum?

Evidentemente ci sono delle contraddizioni alla base. Ma è altrettanto evidente che i nostri cervelli scappano o semplicemente se ne vanno all’estero dove hanno la possibilità reale di fare ricerca e di guadagnare un salario dignitoso.
…un ricercatore in Italia, all’ingresso, percepisce una retribuzione netta di circa 1.500 euro al mese (contro i quasi 2.000 di Francia e Spagna e i 2.500 del Regno Unito), mentre un professore ordinario a fine carriera ha una retribuzione del tutto comparabile agli stipendi dei professori delle università americane (dell’ordine di 100.000 euro lordi all’anno). Così si legge in un articolo sul blog I ricercatori non crescono sugli alberi, curato da due giovani fisici ricercatori Francesco Sylos Lambini e Stefano Zapperi.

Teniamo conto anche del fatto che le imprese, da sole, non sono in grado di formare e di sostenere ricercatori interni, quindi nella stragrande maggioranza dei casi esse si affidano alle Università e ai Centri di ricerca universitari. Ma se la retribuzione media di un giovane ricercatore è di 1500 euro lordi, mentre un ordinario, che spesso non fa più nemmeno ricerca, arriva a più di 8000 euro al mese voi capite che nemmeno qui i conti tornano.

Ma allora, quando parliamo di ricerca e innovazione di cosa stiamo parlando realmente? E soprattutto, per quanto tempo ancora i giovani ricercatori accetteranno di essere sfruttati e presi in giro?
Candidato ricercatore? No, grazie, me ne vado all’estero.

 

Elisa Sanacore