Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: giovedì, 15 novembre 2012 - 15:09:03

Essere o non essere choosy

“Ora basta, ne ho veramente fin sopra i capelli di sentirmi preso in giro da questi qua. Mi chiamano bamboccione se a 30 anni sto ancora a casa di mamma e papà, ma sono solo disoccupato, che vuoi che sia; mi sono laureato (e pure nei tempi giusti, almeno non mi sono preso pure dello sfigato), ma mi dicono che era meglio se andavo a lavorare, perché la laurea non paga più; mi metto in cerca di un buon lavoro perché sogno di farmi una casa e una famiglia, ma mi dicono che il posto fisso è monotono; mi sono accontentato (prima, dopo e durante la laurea) di fare l'operaio, il lavapiatti e l'operatore di call center e ora mi dicono che sono schizzinoso”.


Lo sfogo rabbioso di un amico, ma che può essere di chiunque di noi, è diretto contro l’ennesima uscita infelice della Fornero. La ministra meno amata d’Italia è convinta che i giovani sono troppo choosy, troppo schizzinosi nella scelta del loro primo lavoro: solo per il fatto di aver appena messo la laurea in tasca, pensa un po’, credono di potersi accomodare di già sulla poltrona da Megadirettoregalattico. L’affermazione, oltre ad essere antipatica, è totalmente sbagliata ed è piuttosto grave che il Ministro del Lavoro della Repubblica Italiana sia così poco informata sulle dinamiche del mondo del lavoro.


Perché la Banca d’Italia, smentendola clamorosamente, mette nero su bianco il fatto che i giovani italiani non sono per niente choosy, anzi. Il fenomeno di overeducation (cioè di coloro che fanno un lavoro con una qualifica più bassa del loro titolo di studio), infatti, è diffusissimo: nel triennio 2009-2011, il 25,3% dei laureati, di età compresa tra i 25 e i 34 anni, si è accontentato di un lavoro con bassa o nessuna qualifica (in Germania, il paese delle meraviglie per i tecnici, sono il 18%). La percentuale schizza al 32,3%, se si considerano, invece, i laureati che svolgono un lavoro diverso dal loro percorso di studi. I meno choosy di tutti sono i laureati in materie umanistiche (lettere, legge, ecc.): ben il 39% di loro si accontenta di un lavoro poco qualificato e addirittura il 68,6% è costretto ad accettare un’occupazione che non c’entra nulla con quello che ha studiato. A ruota seguono i laureati in materie sociali (economia, sociologia, ecc.), che sono occupati in lavori di bassa qualifica per il 34%, mentre il 19,2% è costretto a fare un lavoro estraneo alla sua preparazione. Va meglio ai laureati in ingegneria e in medicina, rispettivamente, solo il 12,7% e il 7,9% sono occupati in lavori poco qualificati.


Accontentarsi del primo lavoro che passa, poi, non è che sia così vantaggioso. Un lavoro poco qualificato o estraneo alle nostre aspirazioni, infatti, lascia un segno pesante nel nostro Cv: ostacola l’accumulo di esperienza nel settore lavorativo in cui vorremmo inserirci e può dare un falso segnale ai selezionatori  (“Questo candidato non ha le idee chiare”). Inoltre, proprio il fatto di essere stanchi di accontentarsi spinge i migliori laureati italiani a fare le valigie e ad andare ad ingrossare le fila dei cervelli in fuga (secondo l’Istat, ogni anno il 7% dei ricercatori italiani emigra all’estero). Essere choosy, quindi, non è poi così sbagliato. E voi, lo siete o non lo siete?


Danilo Sanna