Professione Candidato

Il "mestiere" di cercare lavoro

Scritto il: giovedì, 13 dicembre 2012 - 10:33:58

Merito e competizione a scuola e sul lavoro

Il merito e la competizione vengono considerati elementi fondamentali. Ma fondamentali per cosa?
L’attuale Ministro all’Istruzione, Profumo, ha proposto una riforma, ma più che riforma è una sorta di “correttivo concettuale”, che vorrebbe valorizzare il merito degli studenti affinché questi possano essere più competitivi a livello globale.
Le proteste sono arrivate puntuali da studenti e insegnanti. Così come sono arrivate le proteste anche per l’innalzamento delle ore per gli insegnanti.
E quindi, che fine ha fatto la riforma, o per meglio dire, il “correttivo concettuale”? Nulla di fatto. Con la crisi di governo dei giorni scorsi tutto finisce nel fascicolo “buone intenzioni”.

Ma queste buone intenzioni, delle quali, tra l’altro, si dice che proprio la strada per l’inferno sia lastricata di buone intenzioni… e lo diceva il caro e vecchio Marx, quello che fa tanta paura ai liberisti e  conservatori…. insomma, queste buone intenzioni erano poi così buone?

Non molto a parere di Giuseppe De Rita, presidente del Censis, il quale, nel libro Fenomenologia di una crisi antropologica  parla anche della Scuola: “Nella scuola l'unica via di salvezza è la capacità relazionale fra insegnanti e alunni, non certo la valutazione in base ai test, non certo quella dell'aumento della competitività dei ragazzi, non quella di sostituire la vecchia logica della formazione. (…) L'anima scolastica oggi è un'anima morta: tutto quello che cerca di sostituirla – il merito, la valutazione, il profitto, la competitività, le nuove materie di insegnamento – sono tutte pezze a colore, perché l'unica salvezza della scuola è nell'aumento della relazionalità.
Parole chiare e severe che fanno riflettere, non c’è dubbio.

Sul piano del lavoro, abbiamo avuto il nostro attuale dimissionario Presidente del Consiglio Monti che per un anno ci ha ripetuto che l’Italia per crescere deve puntare su merito e concorrenza.
Ma che fine hanno fatto i buoni propositi di Monti? Solo parole, molti sacrifici e nulla di fatto per la crescita.
Sembra proprio che il nostro Paese, per un motivo o per un altro, non sia terreno fertile per il merito e la competizione/concorrenza.

Mi è capitato di leggere un articolo interessante dal titolo Spionaggio al femminile (editoria e competizione) scritto da Sara Pinotti all’interno del suo blog sul sito di Lettera 43.
Sara così si presenta: “Nata a Milano, cresciuta in provincia. Esemplare rappresentante dei giovani umanisti con poche speranze professionali in Italia, tutti stage a rimborso spese e contratti a progetto (se va di lusso). Ma anche inguaribile cronista che ha deciso di tornare all’università nella terra di Harry Potter. Proprio per vedere cosa c’è dietro l’abusatissima formula magica: studiando all’estero è più facile trovare lavoro. Soprattutto se l’obiettivo è imparare a fare libri e giornali”.

Si potrebbe dire che è una dei nostri giovani, intraprendenti, avventurieri, speranzosi e poco choosy. Ma cosa ha trovato nella Terra dove il merito fa da padrone? Vi invito a leggere tutto l’articolo, qui riporto solo alcuni stralci:
“L’editoria è un business. E l’obiettivo è far soldi.
Me lo ripetono da quando sono arrivata in questo master oxfordiano. La logica che sta dietro queste parole mi sembra lontana da quanto ho studiato in Italia, sull’editoria. (…)
Perché l’estrema disponibilità dei docenti richiede un alto impegno degli alunni. E questo è giusto. Trovo meno sana, invece, l’indole competitiva di cui la maggior parte dei miei compagni di corso (delle - che siamo quasi tutte donne) si è armata fin dal primo giorno di lezione.
Si parla di 21-22 enni con nessuna o poca esperienza lavorativa in mano, pronte a sgomitare fino a buttarti giù dal più alto dirupo di Sparta (o, più verosimilmente, dalla più elevata costiera irlandese). (…) Ordine, obiettivi, controllo sugli altri. Competizione. Sono queste le parole chiave delle giovani, inglesi e non, con cui ho a che fare. (…)  Vi sembra davvero il caso di mettersi a fare spionaggio per il progetto all’università? E quella perfidia lì, cui siamo state educate ad abituarci non appena abbiamo avuto a che fare con il mondo del lavoro, perché basta una maternità per venire tagliate fuori… quell’agonismo lì, secondo voi, è normale?”.

In questo articolo, scritto da una donna, c’è ovviamente anche l’aspetto Rosa della questione… eh già, prima o poi l’essere donna si scontrerà con la questione merito, una “zavorra” in più che le donne hanno nell’affrontare questo mondo globale dove vige merito e competizione.
Ma questo è un altro argomento che affronteremo un’altra volta.

Elisa Sanacore